Moderati e Riformisti

Quotidiano on line di politica, economia, cultura e informazione



Sabato, 23 Agosto 2014
palazzo-chigiCi auguriamo che sia una falsa partenza. I provvedimenti adottati dal Consiglio dei Ministri del 26 agosto in materia di esuberi e prepensionamenti dei dipendenti pubblici, se le prime indiscrezioni sono esatte (i testi dei provvedimenti non sono ancora ufficiali) sono assolutamente inidonei a imprimere alla amministrazione dello Stato quella svolta che ci si attendeva.
Sembrerebbe che potranno andare in pensione secondo le norme pre – Fornero, in base a un regime transitorio che rimarrebbe in vigore fino al 31 dicembre 2015, solo i lavoratori che in base alle piante organiche approvate risultino in esubero nelle strutture di appartenenza. Ci sarebbero, anche,  ulteriori limitazioni, in virtù delle quali sarebbero escluse, ad esempio, le società partecipate.
In pratica, la montagna avrebbe partorito un topolino.
Questo pateracchio sarebbe dovuto soprattutto alle riserve del PDL, contrario a un regime differenziato fra dipendenti pubblici e dipendenti privati.
Cominciamo dall'ultimo punto. Evidentemente i ministri, i parlamentari e gli esperti che affollano il palazzo non leggono nemmeno la normativa di riferimento dei provvedimenti che vanno ad approvare.
Altrimenti i ministri del PDL saprebbero che i prepensionamenti per i privati sono sempre esistiti e sono stati riconfermati dalla disciplina attuale (Art. 4 L. 92 del 28 giugno 2012 e Circ. INPS 119 del 1 agosto 2013)  
Quindi, la discriminazione è a danno dei dipendenti pubblici e non dei dipendenti privati.
Ma, al di là di questo, é l'impostazione che è completamente sbagliata. Con un burocratico conteggio degli esuberi,  partendo dalle piante organiche e, magari, verificando le posizioni organizzative dei soggetti interessati, non si va da nessuna parte.
I prepensionamenti vanno considerati una grande occasione per restituire efficienza  e per abbattere in misura consistente i costi della macchina burocratica, nonché per immettere nuova linfa vitale nelle amministrazioni interessate.
Ma per raggiungere questi risultati bisogna partire dalla platea dei potenziali prepensionandi, dalla stima dei soggetti interessati all'operazione (che, ovviamente, deve essere su base rigorosamente volontaria) e dai risparmi che si intende realizzare.
Sulla base di questi dati bisogna avviare una staffetta generazionale ad ampio respiro che combatta le inefficienze del settore pubblico e consenta ai dipendenti colpiti ingiustamente dalla riforma Fornero di accedere alla pensione e ai giovani di entrare nel mercato del lavoro. Con costi pari a zero nell’immediato e con ricadute positive, rilevanti nel medio periodo, per l’intera economia nazionale. 
I costi e i benefici vanno valutati, ovviamente, considerando il sistema economico nella sua globalità. Guardare solo ai conti dell’INPS con una impostazione chiusamente settoriale è degno della Fornero e potrebbe essere propedeutico a disastri peggiori di quelli che la “ministra piagnens” ha provocato. 
Il governo ha già valutato favorevolmente questa iniziativa quando ha dato il suo assenso alla mozione del Centro Democratico nello scorso mese di giugno senza farsi condizionare da qualche accademico legato a concezioni stereotipate della politica economica e a una visione ragionieristica dei conti dello stato che mal si concilia con la situazione eccezionale che l’economia italiana sta attraversando.
È necessario, solo, portarla avanti con rigore e con convinzione. E con un ordine di grandezza tale da conseguire risultati significativi.
Le imprese che hanno usato con successo questo strumento per operare una completa ristrutturazione, in genere, hanno prepensionato almeno il dieci per cento della compagine aziendale.
I duecentomila di cui si era parlato nelle scorse settimane sarebbero un numero idoneo, sia per gli effetti diretti sulla macchina burocratica, sia per le ricadute rilevanti sul piano macroeconomico, in quanto si avrebbe un impatto non marginale sulla disoccupazione, soprattutto giovanile, sui consumi e sulla produzione.
Operazione di cui andrebbero monitorati gli effetti per, poi, eventualmente, ripeterla negli anni successivi.
Certo, bisognerà avviare una trattativa con le  Organizzazioni sindacali, trattativa che, considerate le prime reazioni, parte in salita.  Ma non dovrebbe essere difficile arrivare a un'intesa, ovviamente presentando un serio piano industriale e destinando parte dei risparmi al rinnovo del contratto degli statali che, da tempo, attendono di recuperare almeno una quota della perdita di potere di acquisto subìta negli ultimi anni a causa dell'inflazione.
Un ultimo punto. L’idea di un prestito, da restituire, per chi voglia lasciare il lavoro con qualche anno di anticipo è una proposta senza senso. Siamo pronti a scommettere che raccoglierà zero adesioni, in quanto è provocatoria, offensiva e iniqua. 
Ma noi siamo convinti che si tratti solo di un “ballon d’essai” finalizzato a saggiare le reazioni e da ritirare con la stessa rapidità con cui è stato presentato alla pubblica opinione.
 
 

You have no rights to post comments