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Venerdì, 23 Ottobre 2020

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Palazzo-ue

Una delle correzioni di rotta più significative di Gentiloni rispetto a Renzi è nel rapporto con l’Europa. L’ex premier aveva inaugurato una stagione molto aggressiva contro Bruxelles nella quale si mescolavano posizioni  di contrasto legittimo alle politiche dello “zero virgola” della Commissione a dichiarazioni "ad usum elettorale".
Gentiloni, pur difendendo le tesi di una maggiore flessibilità sostenute, da sempre, dall’Italia è più dialogante e meno provocatorio. In coerenza con il nuovo corso, la risposta alle contestazioni alla manovra, non poteva che essere nello stile di Gentiloni.
Dire di no a una richiesta di correzione dello 0,2 per cento, rischiando una procedura di infrazione non sarebbe stato prudente. Sarebbe servito soltanto ad eccitare le folle cercando di strappare consensi ai partiti antisistema. Invece, la scelta è stata di procedere a quegli aggiustamenti minimi necessari per superare il problema e prepararsi ad affrontare su basi più forti le prossime scadenze. 
In realtà, il rapporto con Bruxelles va al di là delle polemiche sui decimali di punto. L’Italia può svolgere un ruolo importante nello sforzo per dare un nuovo volto all’Unione. Una esigenza ormai imprescindibile, considerate le crisi diffuse che coinvolgono tanti paesi e le reazioni populiste che si stanno estendendo a un numero sempre più ampio di Stati e potrebbero travolgere la stessa costruzione comunitaria.  
Ultima variabile da considerare è l’impatto sul vecchio continente della ascesa di Trump alla Casa Bianca. Il Presidente USA ha manifestato l’intenzione di ribaltare le politiche precedenti, contrastando la globalizzazione attraverso un ritorno, al protezionismo e lanciando politiche espansive finalizzate alla crescita dell’economia e dell’occupazione. Non siamo dei fan del tycoon ma riteniamo che, per una strana eterogenesi dei fini, la sua irruzione sulla scena mondiale potrebbe avere effetti positivi sul rafforzamento dei rapporti fra i partner dell'Unione. Senza l’ombrello di Washington i leader europei dovranno cercare intese più forti per affrontare i problemi della protezione del proprio spazio economico e, anche, della difesa militare contro i movimenti terroristici e contro l’aggressività della Russia che preme alle frontiere orientali.
In tale contesto, l’Italia, forte della tradizione di Spinelli e De Gasperi, potrebbe lanciare un nuovo modello di Unione, più vicina ai popoli che alla finanza internazionale e aggregare su tale modello una vasta maggioranza di Stati europei, partendo dai paesi medi e piccoli oppressi dalla crisi.
 

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