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Mercoledì, 5 Agosto 2020

Wisco

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Nel 1960 John Fitzgerald Kennedy fu eletto alla Casa Bianca soprattutto perché gli elettori furono colpiti dalla sua immagine di politico giovane, lontano dai vecchi giochi della politica politicante.
La realtà era molto diversa, ma negli Stati Uniti, spesso, l’immagine prevale sulla realtà.
Il mito del giovane Kennedy è sopravvissuto alla sua breve presidenza e ha avuto una reviviscenza con la presidenza di Bill Clinton. Nella fase finale del secolo scorso il giovanilismo si è affermato anche in Europa, dove, in genere, le mode di oltre oceano arrivano con qualche anno di ritardo.
Oggi, però, questa tendenza mostra la corda. Tutti quelli che inneggiano all’avvento al potere delle nuove generazioni non hanno fatto i conti con un mondo in cui l’età media è in continua crescita e la classe dirigente nella società e, inevitabilmente anche in politica, diventa sempre più lontana dall’immagine del giovane rampante affermatasi negli anni ‘60.
Ormai, gli esempi di anziani che assumono posizioni di primo piano aumentano di anno in anno. 
Le ultime elezioni negli Stati Uniti sono state la consacrazione dei vecchi. I due candidati alla presidenza nelle elezioni dello scorso novembre avevano 70 anni (Donald Trump) e 69 anni (Hillary Clinton). E, per giunta, ha vinto il più vecchio. Senza considerare Bernie Sanders che di anni ne aveva 75 e che ha riscosso ampi consensi soprattutto fra i giovani.
In Gran Bretagna il leader del Labour, Jeremy Corbyn ha 67 anni e la neo premier, Theresa May, anche se più giovane, ha, comunque, 60 anni, mentre il suo predecessore ne aveva solo 50.
In Germania la Merkel è alle soglie dei 63 anni e si appresta a chiedere un quarto mandato  che chiuderà a 67 anni. 
I paesi del terzo mondo sono pieni di politici che, ormai anziani, non hanno alcuna intenzione di lasciare il potere. 
In Libano, addirittura, è stata risolta una crisi interminabile eleggendo alla Presidenza il gen Michel Aoun, un uomo degli anni ’80, da tempo in pensione.
In Italia, dove il provincialismo continua a imperare, il giovanilismo è considerato, ancora, un valore.  Ma l’economia è saldamente in mano alla generazione più anziana. I ricambi avvengono solo quando i vecchi patron passano a miglior vita.
Le cronache delle ultime settimane hanno riportato il caso di Bernardo Caprotti che è rimasto al timone della sua azienda fino alla morte alla età di 91 anni, e quello di   
Leonardo Del Vecchio che ha concluso, a 81 anni, una operazione finanziaria di alto profilo con cui ha assicurato a Luxottica un futuro anche dopo la sua morte, garantendo, peraltro, a sé stesso la guida del gruppo a vita.
Prima o poi il nuovo trend coinvolgerà anche la politica. Dopo tanti salti nel buio gli italiani si renderanno conto che l’esperienza è un valore, così come è un valore, ovviamente, la capacità di innovare tipica delle generazioni più giovani. E capiranno che non è l’età ma il cursus honorum e l’idoneità al ruolo dimostrata nelle funzioni pregresse il fattore determinante per la selezione della classe dirigente.
 

 

 

 

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