Quotidiano on line di politica, economia, cultura e informazione



Sabato, 28 Novembre 2020

Wisco

Vincenzo De LucaIl Presidente della Campania, Vincenzo De Luca non è uno che usa giri di parole. Nel mirino del neo governatore è finito, questa volta, il decreto su Bagnoli, un provvedimento adottato dal governo da un anno che avrebbe dovuto avviare, in tempi brevissimi, una nuova fase per la bonifica dell'area.
Alla vigilia del primo compleanno del decreto si registrano zero risultati. Non è stato nemmeno nominato il Commissario, punto di avvio delle procedure per portare i terreni ex Italsider fuori dallo stallo in cui si trovano da circa quindici anni.


Wolfgang SchaeubleVISTO DA SUD

Con questo articolo inauguriamo una nuova rubrica che vuole valorizzare le posizioni del Sud in tutti gli avvenimenti di politica economica nazionale. 

Il discorso programmatico del Presidente Enrico Letta, visto da Sud, ha un elemento molto positivo. Per la prima volta dopo anni un Presidente del Consiglio ha parlato del Mezzogiorno. Enrico Letta ha citato il Sud o il Mezzogiorno otto volte, affermando, fra l'altro, che "il Sud è un patrimonio dissipato, un giacimento inutilizzato di potenzialità".

Dopo la assoluta indifferenza dei governi Berlusconi e Monti per il Mezzogiorno è una svolta significativa.
Però è l'unico elemento positivo. Tutti gli altri segnali sono negativi e non inducono all'ottimismo.
In primo luogo, la reazione dei parlamentari è stata molto fredda. I deputati hanno interrotto il Presidente del Consiglio trentatré volte con applausi scroscianti ma sono rimasti in silenzio assoluto al passaggio sul Mezzogiorno.
E i grandi giornali e i telegiornali hanno completamente ignorato il problema  o lo hanno citato in modo marginale.
Continua il processo di cancellazione della questione meridionale dall'agenda politica nazionale che dura ormai da circa venti anni.
D'altronde, lo stesso Letta, consapevole della accoglienza non favorevole che avrebbe avuto la sua apertura, si è premurato di precisare, per rassicurare i potenziali critici, "dobbiamo mettere in condizione il Sud di crescere da solo puntando sulla buona gestione dei fondi europei". Come a dire, non preoccupatevi, non ho intenzione di stanziare fondi aggiuntivi per il Mezzogiorno.

Nello FormisanoL’Agenda Monti dedica al Mezzogiorno solo cinque righi, dal contenuto, peraltro, provocatorio e offensivo. Se si guarda all’aspetto etico e politico non si può non stigmatizzare l’atteggiamento arrogante del Presidente del Consiglio di fronte al dramma delle popolazioni del Sud dove, tanto per citare un solo indicatore, la disoccupazione è al 17,4 per cento, dato che, peraltro, è riferito ai primi mesi del 2012 ed è sicuramente peggiorato nell’ultimo anno, con un ulteriore aggravamento previsto per il 2013. Un elemento che sarebbe sufficiente a suscitare profonda preoccupazione in un Capo del Governo responsabile, in quanto appare evidente il rischio di esplosioni sociali incontrollabili, se non dovessero essere adottati  interventi correttivi in tempi brevi.
Ma l’indifferenza di Monti verso il Sud non è giustificata nemmeno sul piano tecnico. La risoluzione del problema del Mezzogiorno è la chiave di volta per riavviare l’economia italiana. Lo dicono non la CGIL o la FIOM con cui il Presidente del Consiglio ama polemizzare, ma la  stessa Confindustria.
Non a caso, Il Sole 24 Ore ha “risposto” con un editoriale di una delle sue firme di maggior prestigio, Alberto Quadrio Curzio, alla pubblicazione dell’Agenda Monti. Editoriale che si apre con l’affermazione “Il Mezzogiorno d’Italia dovrebbe essere uno dei principali temi nei programmi politico-economici elettorali perché dal suo sviluppo dipenderà in buona parte anche quello dell’Italia ben oltre il quinquennio della legislatura”.

Nello FormisanoSi terrà il 30 giugno a Bari un Convegno su  “La cultura del Mezzogiorno, vera risorsa del Paese” organizzato dal Dipartimento Mezzogiorno di Italia dei Valori. Parteciperanno, con Antonio Di Pietro e Nello Formisano, i  sindaci delle tre principali città del Mezzogiorno , Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, Michele Emiliano, Sindaco di Bari e Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo.
Con questa iniziativa Italia dei Valori vuole avviare su nuove basi il discorso sul Mezzogiorno, un problema che, da tempo ormai, è stato cancellato dall’agenda delle priorità della politica economica nazionale.
Purtroppo, per quanto riguarda la politica meridionalistica, Monti sta agendo in perfetta continuità con il governo Berlusconi, pur non essendoci più il condizionamento della Lega.
È la prova che il Carroccio non ha inventato una tendenza antimeridionale che esisteva già e, purtroppo, continua ad esistere, sia in Parlamento che nel Paese, ma  si è limitata a sfruttarla a fini di consenso elettorale.
Una tendenza che va combattuta a livello culturale prima che a livello politico. La tesi del Sud parassitario che vive a spese del Nord laborioso è una tesi che viene sostenuta non solo nel Palazzo, ma anche da grandi giornali di informazione, da autorevoli commentatori, da ambienti culturali che rappresentano significativi segmenti di società civile dell’area settentrionale del Paese.

NapoliIl progetto: l’arte di vivere Napoli

La rivalutazione del territorio campano e il rilancio del turismo passano obbligatoriamente per la città partenopea. Ne sono convinti due imprenditori napoletani, Roberto Pagnotta e Giuseppe Calì, al punto tale da decidere di partire da questo fondamentale concetto per dare vita ad un nuovo format di intrattenimento, rivolto in primis al pubblico campano, desideroso di rafforzare il proprio legame con il capoluogo di una terra dall’antico fascino.  Una sola parola per racchiudere tutto ciò: “NapoliShow, Typical Neapolitan Experience”, che ha inaugurato la sua primavera partenopea con un evento d’eccellenza.

On. Nello FormisanoLa crisi finanziaria concede una tregua. La credibilità del governo Monti ha consentito al Paese di recuperare la fiducia dei mercati che nel secondo semestre del 2011 era crollata a picco.
Superata la fase più critica dell’emergenza finanziaria, la politica può riprendere la sua funzione fondamentale di raccordo fra il popolo e le istituzioni. Funzione che appare ancora più importante in presenza di un governo tecnico che, essendo privo per definizione di antenne sensibili sul territorio, è portato a privilegiare soluzioni che, anche se astrattamente adeguate, potrebbero essere non rispondenti ai bisogni primari dei cittadini, soprattutto di quei settori della società che sono stati penalizzati più pesantemente dalla crisi.

On. Nello FormisanoLa crisi della economia italiana è, indubbiamente, collegata alla congiuntura negativa  che colpisce i più importanti Paesi industrializzati. Però, ci sono due aspetti che rendono la situazione dell’Italia più difficile e più densa di  pericoli rispetto agli altri stati avanzati.
Il primo è che la congiuntura sfavorevole per l’Italia è andata ad innestarsi e ad aggravare una situazione di stagnazione e di crisi strutturale che durava da almeno venti anni derivante da un progressivo calo di competitività e da problemi irrisolti che hanno aggravato le diseconomie del nostro Sistema produttivo e hanno innescato un circolo vizioso che, se non contrastato con tempestività ed efficacia, potrebbe portare a un declino irreversibile del Paese.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information