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Giovedì, 21 Gennaio 2021

Wisco

angela merkelIl crollo della CDU nelle elezioni nel Nord Reno Westfalia , la più popolosa regione della Repubblica Federale ( - 8 per cento rispetto alle precedenti elezioni) potrebbero segnare l’inizio della fine politica della cancelliera Merkel. Una fine politica che segue il fallimento della sua politica economica che ha portato all’isolamento della Germania in Europa e a conseguenze negative per tutti i paesi della zona euro.
Anche gli elettori tedeschi si sono resi conto che il rigore cieco non porta da nessuna parte e che, se perseguito senza correttivi, avrebbe effetti negativi non solo per gli altri paesi della zona euro ma anche per  l’economia renana.
Gli elettori tedeschi arrivano quasi ultimi a questa valutazione. Prima lo stesso giudizio è stato dato dagli altri governi della Ue, dalla Commissione europea, dal Fondo Monetario Internazionale, dal governo degli Stati Uniti, da tutte le agenzie di rating, dai mercati, dal cancelliere della riunificazione e padre politico della Merkel, Helmut Kohl.

Tutti convinti che i problemi della zona euro siano la carenza di prospettive di sviluppo e l’isolamento dei paesi membri nel fronteggiare la speculazione senza, peraltro, avere il sostegno di una vera banca centrale.
Non è in discussione una politica attenta all’equilibrio dei conti pubblici sulla quale c’è consenso generale. Ma, una politica in cui il rigore sia non un mezzo per conseguire la stabilità ma il fine stesso della politica economica.  
Una linea ideologica che ha impedito qualsiasi concessione al pragmatismo, con danni rilevanti per tutta l’eurozona. 
Ricordiamo che, secondo molti osservatori, nel caso della Grecia, ad esempio, sarebbe stata sufficiente, per bloccare la crisi nelle battute iniziali, una ferma dichiarazione di solidarietà di tutti i paesi dell’area euro, accompagnata ovviamente dalla richiesta al governo ellenico di passi concreti per risanare i conti pubblici.
Invece, la gestione occhiuta della cancelliera è costata non solo una crisi senza precedenti della economia di Atene ma anche pesanti perdite per i detentori del debito pubblico ellenico fra cui le banche tedesche.
E, soprattutto, ha aperto un varco alla speculazione che ha aggredito anche altre economie più deboli quali il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna e l’Italia.
Ne è derivata una austerità generalizzata che ha colpito non solo i paesi  mediterranei dell’Unione ma anche sostenitori  storici della linea tedesca come l’Olanda.
E, inevitabilmente, la politica pro ciclica di rigore, se prorogata nel tempo, finirà con l’indebolire anche l’economia tedesca, in quanto la recessione dei suoi principali partners commerciali non può non avere ricadute sulle esportazioni di Berlino.
Ad evitare dubbi sul significato del voto, la politica economica tedesca è stata uno degli elementi centrali della campagna elettorale. Infatti, la candidata socialdemocratica alla presidenza della regione, Hannelore Kraft, è stata accusata dalla cancelliera e dalla CDU di essere troppo incline alla spesa. E lei ha risposto che troppi tagli e troppa austerità avrebbero prodotto miseria come nell’Europa meridionale. Gli elettori le hanno dato ragione.
Tra l’altro, anche i non esperti sanno che, oggi, ci sarebbero tutte le condizioni per una politica monetaria meno rigida e per una politica economica più orientata allo sviluppo.
Il cambio euro dollaro è intorno a 1,30 contro l’1,17 della nascita della moneta unica e lo 0,80 – 0,90 del 2002. L’inflazione è modesta e sicuramente non è il pericolo maggiore delle economie europee, i tassi di interesse sono molto bassi.
Solo una pregiudiziale ideologica può impedire in queste condizioni di avviare una fase di allentamento della pressione monetaria e della politica di bilancio di cui si gioverebbero non solo i paesi più in difficoltà, ma anche quelli che ancora non conoscono la recessione.
Certo, la Germania avrebbe qualche effetto negativo sui prezzi, ma sarebbe compensata in misura rilevante dai vantaggi in termini di esportazioni e di incremento della crescita.
C’è da augurarsi che all’incontro con Hollande la cancelliera giunga con la consapevolezza che, nell’interesse generale, è il momento di aprire una fase nuova. Che, forse, potrebbe recuperare in extremis anche il discorso con la Grecia, per la quale il recupero dell’equilibrio di bilancio passa anche per una politica di contrasto alla riduzione del PIL.

 

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