Quotidiano on line di politica, economia, cultura e informazione



Sabato, 28 Novembre 2020

Wisco

Manifestazione per il lavoro al Sud

La legge di Stabilità, dopo l’approvazione del Senato, è in discussione alla Camera dei Deputati dove sono stati presentati, oltre 5 mila emendamenti, dei quali più di 2 mila da partiti della maggioranza. 
Il passaggio al Senato, in effetti, ha lasciato irrisolti molti nodi fondamentali per il successo della manovra, da un aumento dei fondi per la sicurezza e la difesa, quanto mai necessario alla luce del rischio terrorismo e della difficile attuale situazione internazionale, a un intervento concreto per il Mezzogiorno che, se avviato con fondi adeguati, avrebbe effetti determinanti per il rilancio dell’intera economia nazionale. Non va, infatti, dimenticato che la crisi economica ha colpito il Meridione in modo molto più pesante rispetto al resto del Paese, al punto che anche la stessa “ripresina” sta interessando l’economia delle regioni settentrionali ma non Il Sud.

Matteo-Renzi

Non sono ancora disponibili i dati definitivi della autoliquidazione di luglio ma, dalle prime rilevazioni, sembra che si registri un forte miglioramento rispetto al periodo precedente.
Le previsioni inviate e approvate da Bruxelles indicavano per il 2015, un rapporto fra deficit e Pil del 2,6 per cento, in diminuzione rispetto al 3 per cento del 2014.
Le cifre disponibili a metà anno lasciano ipotizzare un consuntivo migliore, sia perché, come dicevamo, la autoliquidazione è andata meglio del previsto, sia perché la spesa per interessi è in netta diminuzione non solo rispetto al 2014 ma anche rispetto a quanto ipotizzato qualche mese fa.
piercarlo padoanIl 2015 sarà sicuramente un anno di svolta per la nostra economia.
Lo spread sotto quota novanta è solo l’ultimo dei segnali positivi che si susseguono da alcuni mesi a questa parte.  Si aggiunge alla progressiva flessione del cambio euro/dollaro che, ormai, punta verso la parità e alla riduzione del prezzo del petrolio.
Gli effetti di questa evoluzione dei fattori esterni del quadro macroeconomico saranno tangibili nei prossimi mesi sia in termini di allentamento della tensione sui conti pubblici che di riduzioni dei costi e di aumento della competitività per il sistema produttivo.
La riduzione dello spread, ipotizzando un trend costante per tutto il 2015, dovrebbe comportare un minor costo per il servizio del debito di circa due miliardi di euro, che andrebbero ad aggiungersi ai quattro miliardi già risparmiati nel 2014. 
Lo spread, peraltro, incide non solo sui conti del Tesoro, ma anche sui costi dei finanziamenti alle imprese.
Ministro del Lavoro PolettiIl Presidente del Consiglio si è reso conto che la sfida decisiva per il governo sarà sui problemi dell’economia.
Se riuscirà a invertire la congiuntura negativa e a rilanciare lo sviluppo e l’occupazione, la crescita dei  consensi in favore dell’Esecutivo diventerà inarrestabile.
Però, la politica economica è piena di insidie e, talvolta, una misura ha effetti diversi o, addirittura opposti rispetto a quelli che una analisi superficiale lascia prevedere.
Per quanto riguarda l’art. 18, ad esempio, Renzi e il ministro del Lavoro Poletti si apprestano a proporre nuove misure restrittive nella convinzione che in tal modo si aprirebbe la strada a maggiori investimenti e, quindi, a una ripresa del ciclo espansivo.
Purtroppo, però, il vecchio slogan secondo il quale se si dà alle imprese la possibilità di licenziare saranno più disponibili ad assumere è, appunto, solo uno slogan che serve ad avere qualche titolo sui giornali. 

Fabrizio Saccomanni.Il percorso del governo è sempre più accidentato. Dopo la pretesa, avanzata peraltro con toni ricattatori, di un salvacondotto per Berlusconi, la guerriglia ricomincia sui temi economici.
Il problema del giorno è l'IMU prima casa.
Il merito della questione è abbastanza complesso, in quanto l'abolizione completa della tassa costerebbe quattro miliardi di euro, una cifra molto elevata, considerate le ristrettezze della finanza pubblica e i problemi prioritari che attendono di essere risolti, dalla necessità di agganciare la prossima ripresa UE al  rilancio dell'occupazione, dal sostegno alle piccole e medie imprese a uno sbocco accettabile per gli esodati.
Il problema più grave, però, non è il merito perché, sostanzialmente, tutti condividono la tesi che l'IMU, in quanto tassa sulla proprietà, che prescinde dal reddito è particolarmente odiosa.
Ma è altrettanto, e forse più odiosa, l'IRAP che è una tassa sull'occupazione. E la stessa IMU è una imposta complessa da affrontare in tutte le sue sfaccettature. Abolire l'IMU prima casa che raggiunge importi non elevatissimi e non intervenire sulle seconde case dove si registrano aliquote da rivolta fiscale o sull'IMU aziende che incide negativamente sulla produzione è una scelta sbagliata sia sul piano dell'equità, sia sul piano delle ricadute sul sistema produttivo.
Date queste premesse e considerato il gradimento degli elettori per un intervento su questa materia, trovare un'intesa che incontri un consenso generale sarebbe una cosa abbastanza facile.

EquitaliaLa lotta all’evasione fiscale è uno dei misteri del nostro Paese. Tutti i partiti hanno proclamato che sarebbe stato uno dei punti focali dell’azione di governo. Oggi apprendiamo che era tutta una finta. Dal 2000 al 2012 la battaglia antievasione ha portato all’accertamento di 807 miliardi di imposte evase, con regolare, conseguente, iscrizione a ruolo. Se fossero incassati porterebbero ad abbattere il debito pubblico da 1.900 miliardi a 1.100 e dal 130 per cento circa al 72 per cento. Risultato che sarebbe stato ancora più brillante se le somme fossero state incassate nel corso degli anni consentendo di risparmiare altre centinaia di miliardi di interessi.
Invece, di quegli 807 miliardi ne sono stati incassati, a quanto ammette lo stesso ministero dell’Economia, solo 69,1 e si prevede di incassarne altri 55 entro il 2024.
Cifre ridicole che dimostrano che la vera lotta all’evasione, al di là delle sceneggiate tipo Cortina, non è stata mai fatta né a livello legislativo, né a livello burocratico.
La cosa più grave è che la notizia non ha suscitato scandalo. I grandi giornali l’hanno confinata nelle pagine interne. Il Corriere della Sera le ha dedicato una colonnina a pagina 9. Nessuno si è preoccupato di capire la cause di una tale situazione né di avviare un’inchiesta per suggerire la individuazione di idonei strumenti di recupero.

Enrico LettaHa fatto benissimo Enrico Letta a prendere con immediatezza le distanze da Berlusconi che lo invitava a sforare il limite del 3 per cento del deficit per accedere alle sue richieste su IMU e IVA.
Dopo le coperture fantasiose propinate in campagna elettorale, un fantomatico accordo con la Svizzera che è ancora di là da venire o una linea di credito della Cassa Depositi e Prestiti che, probabilmente, nemmeno Grillo avrebbe il coraggio di proporre, viene fuori la vera carta segreta del Cavaliere, venire meno agli impegni UE e superare il limite del 3 per cento.
Berlusconi, e alla sua età è spiegabile, non ha buona memoria. Non ricorda più che fu costretto a dimettersi da Palazzo Chigi perché l’Europa intera non si fidava più né di lui, né, purtroppo, di noi.

zanonatoI fischi al ministro Zanonato all'assemblea di Confcommercio dimostrano che il problema dell'aumento dell'IVA è molto serio. 
Però, la soluzione non è dietro l'angolo. Dopo avere impegnato due miliardi nella sospensione della prima rata dell'IMU sulla prima casa (che diventerebbero quattro qualora l'operazione fosse ripetuta per la seconda rata) reperire i fondi necessari per rinviare o annullare l'aumento dell'IVA che dovrebbe scattare il 1° luglio è esercizio molto complesso.
Anche perché la maggioranza parlamentare è raccogliticcia, in quanto comprende fazioni fra le quali il dialogo è difficile.
La divaricazione non è fra PDL e PD o fra destra e sinistra, ma fra populisti e uomini di governo, fra persone responsabili che si preoccupano di ricercare soluzioni ai problemi e personaggi che hanno come unico obiettivo di accrescere il consenso elettorale.
Brunetta che tenta di zittire Saccomanni rivendicando il primato della politica sui numeri provocherebbe qualche sorriso se non fosse, invece, causa di profonda preoccupazione.
E' vero che Brunetta, per fortuna o per saggia scelta del Presidente del Consiglio, non è ministro. ma, la poltrona di Presidente del Gruppo della Camera del PDL non è irrilevante ai fini degli equilibri politici.

nicola-tranfaglia

L'OPINIONE
di Nicola Tranfaglia
Ordinario di Storia Contemporanea presso l'Università di Torino

Abituati da alcuni anni, sei per l'esattezza, a lottare contro una crisi economica mondiale che ha fatto perdere più di trenta milioni di posti di lavoro che non sono ancora stati ricuperati,corriamo il rischio di continuare a pensare che i paesi economicamente più avanzati (di cui l'Italia fa ancora parte non nel più esclusivo G7 bensì nel più ampio G20) siano destinati a ritornare in fretta a una situazione positiva e che il problema maggiore continui a riguardare quelli in maggiore difficoltà economiche.
A leggere alcune delle statistiche pubblicate ieri dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro(ILO) si ha la prova che le cose non vanno così, che il nostro paese ha problemi particolari legati al suo sviluppo pre e postunitario ma che altri paesi sicuramente tra i più avanzati soffrono ancora in maniera acuta le conseguenze dell'ultima crisi. Soltanto 6 su 37 delle economie più avanzate hanno registrato quest'anno  tassi di occupazione più alti dei livelli pre-crisi. Si tratta della Germania, dell'Ungheria, di Israele, del Lussemburgo, di Malta e della Svizzera. Dei paesi che hanno verificato il maggior peggioramento in questi ultimi anni, diciotto fanno parte del gruppo più avanzato e più della metà appartiene all'Eurozona, compresa l'Italia con una flessione di oltre il tre per cento nell'ultimo biennio nel caso di Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro. Ma a sorpresa ne fanno parte anche paesi come Danimarca e Olanda, Norvegia e Finlandia. 

Nello FormisanoLa staffetta generazionale rimane, a nostro avviso, uno dei punti fondamentali dei primi mesi del governo Letta perché è l'unica strada per combattere nell'immediato la disoccupazione, giunta a livelli insostenibili per la convivenza civile e tuttora in fase crescente.
Tutti gli altri provvedimenti, compresa la riduzione del cuneo contributivo fiscale, nonché quelli finalizzati all'aumento della domanda, potranno produrre, nella migliore delle ipotesi, effetti concreti nel medio periodo.
Ma l'Italia, con il 40 per cento di disoccupazione giovanile, che supera il 50 per cento nel Mezzogiorno, con punte ancora più elevate in alcune regioni, non può attendere. Anche perché non è affatto sicuro che la ripresa, una volta che sia finalmente iniziata, produca anche un incremento dei posti di lavoro.
Quindi, politicamente, non è proponibile la rinuncia all'unico strumento a disposizione per rilanciare l'occupazione nell'immediato e alleviare le disastrose prospettive delle nuove generazioni.
Ma anche sul piano tecnico la proposta del ministro Giovannini è foriera di risultati altamente positivi sia sul piano macroeconomico che su quello delle singole aziende.
Le critiche mosse in maniera pregiudiziale da alcuni tecnici, responsabili di scelte errate fatte nel passato, hanno trovato, per la prima volta, una più compiuta formulazione nell'intervento di Tito Boeri su Repubblica.
L'articolo di Boeri, in apparenza riccamente argomentato, dimostra, in realtà, gli errori di impostazione della scuola "critica" e la incapacità dei "conservatori"  di essere all'altezza delle sfide del momento.

Nello FormisanoIl governo Letta sembra deciso a marciare senza tentennamenti sulla strada della lotta alla disoccupazione giunta ormai a livelli pericolosi per la stessa convivenza civile.
Entro il mese di giugno dovrebbero essere adottati i primi provvedimenti.
Sono allo studio misure strutturali per il mercato del lavoro, quali il taglio del cuneo fiscale e una totale esenzione per favorire la nuova occupazione, soprattutto nel Mezzogiorno, dove intere generazioni rischiano di essere estromesse da ogni attività lavorativa.
Ma gli effetti più immediati sono affidati all’operazione staffetta generazionale che potrebbe portare risultati rilevanti sul piano dell’occupazione, anche nel persistere di una congiuntura sfavorevole.
Noi, da anni, auspichiamo che si avviino iniziative su questo fronte e siamo soddisfatti che, finalmente, il governo si stia muovendo in tal senso.
Però, i tempi stringono ed è necessario rendere operativi i provvedimenti in tempi brevissimi. La Francia che ha una situazione occupazionale molto più favorevole della nostra ha già messo in atto il meccanismo da alcuni mesi.

Nello FormisanoDopo avere pagato, con la sospensione dell’IMU, il prezzo a Berlusconi che, come sempre è preoccupato solo delle fortune elettorali del suo partito ed è indifferente ai problemi del Paese, il governo torna sul percorso virtuoso della lotta alla disoccupazione che, come evidenziato dal monito del Presidente Napolitano, interprete sempre attento delle istanze più profonde del popolo italiano, è la principale emergenza nazionale.
Il piano messo a punto dal ministro del Lavoro Giovannini, che sarà illustrato nei prossimi giorni alle parti sociali, è lineare e concreto e potrebbe dare risultati immediati in termini di aumento dell’occupazione già nei prossimi mesi.
Il pezzo forte è la staffetta generazionale che, con gli strumenti del part time pensionistico e del pensionamento anticipato accompagnato da qualche modesta penalizzazione, potrebbe riavviare il turn over nel mondo del lavoro, senza attendere la ripresa economica che, probabilmente, è rinviata al 2014 e comunque, se affidata al “laissez faire”,  sarà lenta e poco efficace in termini di rilancio dell’occupazione.

Enrico LettaL'intervista di Enrico Letta a Repubblica è pienamente condivisibile. Il Presidente del Consiglio ha riaffermato che la priorità del governo è il lavoro, come già aveva dichiarato nel discorso programmatico.
Però i primi provvedimenti del Consiglio dei Ministri non sono in linea con tali affermazioni. La sospensione della rata IMU di giugno sulla prima casa non può non preludere almeno a un  dimezzamento dell'imposta. Il che incontrerà sicuramente il gradimento dei contribuenti.
Ma ciò non esclude che si tratti, nell'attuale contesto, di un provvedimento sbagliato.
Innanzitutto, perché non ha senso intervenire solo sulla prima casa, sulla quale le aliquote sono abbastanza modeste, e lasciare invariato il regime delle seconde case e, soprattutto, degli immobili ad uso produttivo sui quali le aliquote sono molto pesanti con conseguenze negative sulla competitività delle aziende e sulla produzione.

Manifestazione di lavoratori in CinaLa Foxconn, la più grande azienda cinese con oltre un milione e duecentomila dipendenti, ha deciso di concedere ai propri lavoratori il diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti sindacali.E' una svolta clamorosa per la Repubblica Popolare Cinese che si può comparare con il riconoscimento di Solidarnosc in Polonia.
Certo, bisognerà capire quanto il voto sarà veramente libero e quale peso avranno i dirigenti sindacali eletti.
Finora il sindacato cinese aveva il compito non di rappresentare le istanze dei lavoratori ma di affiancare la direzione aziendale. Se in futuro non sarà più così  e il sindacato avrà un ruolo simile a quello del sindacato occidentale potrebbero registrarsi cambiamenti radicali nella società cinese e potrebbe essere messo in discussione lo stesso modello economico che negli ultimi anni ha assicurato alla Cina uno sviluppo a un ritmo senza precedenti. La crescita della Cina si basava su un costo del lavoro di sussistenza, prodotti a basso costo e esportazione in tutto il mondo della produzione così realizzata.
Se, a seguito della sindacalizzazione, dovesse essere avviato un processo di aumento dei salari, significherebbe che la Cina sta virando verso un modello che prevede meno esportazioni e maggiore crescita del mercato interno.

agenzie di ratingIniziativa dirompente del  Presidente degli Stati Uniti Obama contro i guasti della finanza. La Casa Bianca sta per avviare un’azione di risarcimento danni contro Standard & Poor’s  per almeno 5 miliardi di dollari per avere sopravvalutato alcuni titoli immobiliari, Sopravvalutazione che sarebbe stata una delle concause della crisi dei mutui subprime del 2008.
E' la prima volta che un governo cita in giudizio una delle onnipotenti agenzie di rating che tanti guasti hanno provocato nelle economie di molti paesi.
Certo, non sarebbe corretto ipotizzare che tutti i mali della finanza derivino da Standard & Poor's e dalle sue consorelle e che basti una citazione in Tribunale di una di esse per risolvere i problemi della speculazione e della deriva finanziaria delle economie di tutto il mondo avanzato.
Però, quello di Obama è un primo passo importante a cui probabilmente ne seguiranno altri, in tutti i paesi occidentali. Imbrigliare la finanza, combattere i conflitti di interesse, riportare sotto l'ombrello del pubblico attività di interesse generale che non possono essere gestite da privati, rimettere al centro della politica l'economia reale sono obiettivi fondamentali della comunità internazionale. 
Non possiamo non rilevare che, in Italia, di fronte alle gravi anomalie delle agenzie che potrebbero essersi concretizzate in vere e proprie violazioni della disciplina legislativa, solo la Procura di Trani ha avviato l'azione penale, nel disinteresse dell'Esecutivo e delle autorità di controllo.
Ora, dopo l'iniziativa del Presidente degli Stati Uniti, c'è da augurarsi che anche il governo italiano assuma un atteggiamento più determinato.

ministero-dello-sviluppo-economico

Non c’era bisogno dell’indagine ISTAT sulla coesione sociale per capire la gravità della crisi in cui l’economia italiana è precipitata.
Però, certamente, i dati diffusi dall’Istituto di Statistica rendono in tutta la sua evidenza la drammaticità della situazione. Il rischio povertà riguarda ormai il 29,9 per cento della popolazione. Una percentuale che non trova riscontro negli altri paesi europei.
Ancora più preoccupante è che il dato non è omogeneo fra Nord e Mezzogiorno. Nelle regioni settentrionali  l’indice è fermo al 15,1 per cento mentre nel aree del Sud sale al 39,5 per cento.
Uno Stato in cui una quota di popolazione così elevata potrebbe regredire a livello povertà e con tali divari territoriali non solo è a rischio di crisi sociali difficilmente controllabili, ma anche di fenomeni di disgregazione territoriale che potrebbero mettere a repentaglio la stessa unità nazionale.

mario draghi

Mario Draghi rivendica i meriti della BCE che, prima con le iniezioni di liquidità, poi con gli acquisti di titoli di stato ha evitato un credit crunch che avrebbe avuto conseguenze gravi per l'economia dell'area euro, l'occupazione e la stabilità dei prezzi..

In particolare l’annuncio dell’acquisto di titoli di stato ha evitato scenari disastrosi.
Oggi, secondo Draghi, c’è un ritorno di fiducia nella zona euro per tre ordini di motivi ".
In primo luogo perché i mercati sanno che le misure anti spread già attuate potrebbero essere rafforzate, se fosse necessario, non appena uno stato dovesse avanzare una richiesta in tal senso. Per cui qualunque tentativo di speculazione sarebbe destinato all’insuccesso.
In secondo luogo perché i governi dell’area euro hanno avviato riforme di struttura volte ad accrescere la competitività e a riavviare la crescita in un prossimo futuro.
Infine, perché è stato avviato un percorso di riforme istituzionali che può dare ai mercati la risposta conclusiva.
È necessario, quindi, secondo Draghi, che i paesi europei completino l’Unione economica e monetaria, mettendo fine alla fase transitoria che dura ormai da molti anni.

giorgio benvenuto

La Corte dei Conti ha evidenziato gli effetti negativi della politica di austerità praticata dal Governo. Sono state sbagliate le previsioni, in particolare sulla crescita, sugli investimenti, sulla spesa delle famiglie, sul risanamento delle finanze pubbliche.
Al momento dell’insediamento del nuovo Governo (novembre 2011) si prevedeva per il 2012 una contrazione del PIL dello 0,4. La spesa delle famiglie per il 2012 rimaneva invariata rispetto al 2011; c’era un aumento dell’1,4% delle importazioni e del 2,3% delle esportazioni, con una lieve caduta degli investimenti (-2,3%).
Nell’ultima nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanze il Governo stima ora una perdita dei consumi delle famiglie di 3,3 punti, una flessione dell’8,3% degli investimenti, una caduta del 6,9% delle importazioni ed una crescita delle esportazioni di poco superiore all’1%. Tutto ciò comporterà una caduta del PIL del 2,4%.
Sono dati che confermano gli effetti recessivi della politica economica del Governo.
Nessuno vuole sottovalutare il lavoro di Monti. Ha raccolto un’eredità pesante. Il paese era ai limiti del collasso. L’emergenza è stata affrontata con decisione. E’ stata ricostruita la credibilità internazionale. E’ stato riportato a limiti meno drammatici lo spread tra i bond italiani e i bond tedeschi.
Non sono però decollate le riforme. Monti è stato abile nel gestire l’emergenza ma non è riuscito a passare dal controllo della congiuntura alle riforme di struttura.

agenzie di ratingDopo due anni di indagini la Procura della Repubblica di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio per 5 dirigenti dell’agenzia Standard & Poor’s  e per 2 dell’Agenzia Fitch, fra i quali il  Presidente mondiale di Standard & Poor’s, Deven Sharma.
I reati contestati sono di manipolazione del mercato e aggiotaggio, con le aggravanti del danno patrimoniale di rilevante gravità.
Considerati i fatti che hanno dato origine all’inchiesta che hanno comportato la violazione di regole elementari come il non diffondere notizie suscettibili di influenzare i mercati a borse aperte, è difficile ipotizzare un esito diverso dal rinvio a giudizio.
Molto debole è la prima dichiarazione difensiva di Standard & Poor`s: "Queste accuse sono totalmente infondate, dal momento che il nostro ruolo è di fornire opinioni indipendenti sul merito di credito, secondo le nostre metodologie pubbliche e trasparenti applicate in modo coerente in tutto il mondo".
Risposta che dimostra solo l’arroganza di personaggi adusi a non dare spiegazioni del proprio operato. Che, invece, questa volta, dovranno spiegare.
Quello che è certo è che opinioni indipendenti non significa opinioni immotivate. E che le agenzie di rating d’ora in poi dovranno abituarsi a rispondere delle loro azioni.
E ad essere più attente e responsabili.
Anche perché la Procura Regionale del Lazio della Corte dei Conti ha stimato in 120 miliardi di euro il danno erariale provocato dalle manipolazioni di mercato delle agenzie di rating.

MarchionneL’unico  che ha dato ragione a Marchionne è stato Renato Brunetta. Secondo l’ex ministro di Berlusconi  “tutto origina da una sentenza sbagliata in cui si imponeva alla Fiat di Pomigliano di riassumere 19 iscritti alla FIOM. In nessun paese al mondo un giudice può decidere chi deve lavorare in un’azienda”.
Ovviamente è Brunetta che sbaglia. La sentenza impone alla Fiat una sola cosa, di rispettare le leggi dello Stato e di non discriminare i lavoratori a seconda del sindacato al quale sono iscritti. Una sentenza che ha superato un doppio grado di giudizio e che non potrà non essere confermata dalla Corte di Cassazione.
D’altronde, ha provveduto la stessa Fiat a dare ragione ai giudici con un comunicato in cui contesta agli iscritti FIOM riassunti a seguito della sentenza di avere espresso giudizi negativi sull’operazione Nuova Panda.
Certo, il comunicato è stato diffuso per errore ed è stato ritirato non appena sono cominciate le prime reazioni negative. Però, rimane il fatto che l’azienda ha registrato le dichiarazioni dei dipendenti e ne ha fatto oggetto di giudizio in violazione dell’art. 21 della Costituzione e dello Statuto dei Lavoratori.
Ma la cosa più grave è che una multinazionale come la Fiat dedica tempo e risorse per controllare le opinioni dei lavoratori.

vittorio_grilli.

La legge di stabilità comincia ad assumere una fisionomia completamente diversa a seguito delle modifiche in sede parlamentare. Sono stati eliminati gli interventi sull’IRPEF e le risorse recuperate  sono state destinate a una riduzione del cuneo fiscale invocata a gran voce sia dalle imprese che dalle organizzazioni sindacali. È stato possibile, anche, evitare l’aumento dell’aliquota IVA del 10 per cento.
Sono da evidenziare due considerazioni.
La prima è che, nella nuova stesura, la manovra guadagna sia in termini di equità che in termini di spinta allo sviluppo.
La seconda è che il problema ha portato a riscoprire una singolare sintonia fra il Partito Democratico e il Popolo della Libertà. Le modifiche, infatti, sono state proposte congiuntamente dai due relatori, Pierpaolo Baretta del PD e Renato Brunetta del PDL, la cui pressione congiunta ha indotto il ministro competente a recedere dalla sua posizione di intransigente difesa del testo originario.
E qui, inevitabilmente il discorso si sposta sulla involuzione del governo tecnico.
L’Esecutivo Monti è nato con due finalità, oltreché per tamponare l’emergenza finanziaria.
Realizzare riforme che sarebbero state impossibili per i contrasti fra i partiti, in particolare fra il Partito Democratico e il Popolo della Libertà.
Avviare a soluzione i problemi strutturali del Paese mediante una politica economica di rigore finalizzata a riavviare il processo di sviluppo.
La legge di stabilità nella sua formulazione originaria non realizzava nessuno dei due obiettivi.

AlitaliaTorna alla ribalta Alitalia. La compagnia di bandiera di cui il governo Berlusconi sponsorizzò il salvataggio da parte di una cordata di imprenditori italiani, secondo notizie di fonte sindacale, starebbe per mettere in cassa integrazione altri mille dipendenti che andrebbero ad aggiungersi ai 700 dello scorso marzo e ai 4.200 storici di quattro anni fa. Per i quali, tra l’altro, proprio in questi giorni viene a scadenza il periodo massimo di cassa integrazione. Per cui si prospetta il passaggio alla mobilità con conseguente riduzione della retribuzione.
Il salvataggio della compagnia di navigazione nazionale fu uno dei primi cavalli di battaglia dell’Esecutivo PDL – Lega nel 2008. L’operazione costò tre miliardi di euro a carico dei contribuenti e, soprattutto, impedì l’acquisto da parte di  Air France che avrebbe investito due miliardi e mezzo nella compagnia, rilanciandola e consolidandone la posizione sul mercato senza oneri aggiuntivi per le finanze pubbliche.
I sindacati sono in allarme e anche i partiti temono conseguenze negative per i lavoratori interessati e per l’economia in generale, con pesanti ricadute sulla regione Lazio che ospita le strutture più importanti della società a cominciare dalla Direzione Generale.

Giorgio SquinziLa dichiarazione di Giorgio Squinzi alla convention della Lega di rinunciare agli incentivi in cambio di una riduzione delle tasse segna una svolta.
Confindustria finora si era sempre opposta a un riordino che tagliasse i privilegi di una parte del mondo imprenditoriale in cambio di una imposizione fiscale meno pesante e più equilibrata.
Il ministro Passera ha già risposto che il governo sta lavorando per raggiungere gli obiettivi indicati da Squinzi.
E, in effetti, l’Esecutivo si era mosso in questa direzione. Monti aveva affidato la materia a Francesco Giavazzi considerato uno dei massimi esperti della disciplina di bilancio, chiedendogli di redigere una  proposta. E Giavazzi ha consegnato da tempo la sua relazione al Presidente del Consiglio. Relazione che finora è rimasta chiusa in un cassetto, secondo l’opinione più diffusa proprio per l’opposizione degli imprenditori o di alcuni di essi.
Ora, con la presa di posizione di Squinzi, la Confindustria si schiera ufficialmente per la riforma.
È sperabile che l’Esecutivo approfitti della inaspettata apertura per avviare in tempi brucianti l’operazione di riordino di incentivi e imposte che il Paese attende.

palazzo-chigiSe è vero quello che molti osservatori sostengono, che la speculazione contro l’euro si nutre di dichiarazioni più che di fatti, la giornata di lunedì 3 settembre potrebbe segnare una svolta nella battaglia per salvare la moneta unica.
Ci sono tre dichiarazioni di cui la finanza internazionale non potrà non tenere conto anche se i fatti sono rimandati ai prossimi giorni o alle prossime settimane.
La prima è di Mario Draghi. Il Presidente della BCE ha fatto una affermazione che anticipa le mosse che la Banca Centrale Europea farà nei prossimi mesi .  
Secondo Draghi gli acquisti di titoli pubblici fino a tre anni non costituiscono finanziamento monetario agli Stati, sia perché vengono effettuati sul mercato secondario, mentre gli Stati si approvvigionano sul mercato primario,  sia perché i finanziamenti a tre anni sono troppo brevi perché possano essere considerati creazione di moneta.
In pratica, Draghi ha preannunciato che la BCE procederà, senza ulteriori indugi, agli acquisti di titoli dei Paesi in difficoltà di cui si è spesso parlato nei mesi scorsi. Data anche l’autorevolezza della sede in cui ha pronunciato tale affermazione, il Parlamento europeo, è da ritenere che su questa linea sia schierata la stragrande maggioranza del Consiglio Direttivo dell’Eurotower.
Draghi sarebbe riuscito a isolare la Bundesbank  portando dalla propria parte tutti i membri del Consiglio compresi i tradizionali alleati della Germania e compreso, addirittura, il membro tedesco del Comitato esecutivo.

mario_montiAncora una volta il governo Monti viene meno quando si tratta di adottare provvedimenti per la crescita. Anche i tentativi della Fornero e di Passera di varare delle timide misure per il rilancio dell’economia si sono infranti contro le obiezioni di Grilli che, da guardiano dei conti, esercita, insieme al Presidente del Consiglio, un potere di veto sulle delibere di spesa.
La motivazione è che non ci sono risorse in quanto lo spread è ancora alto e la diminuzione del PIL è superiore al previsto. Il che crea difficoltà ulteriori per l’equilibrio dei conti.
La sensazione, però, è che, al di là delle risorse, manchi la visione politica necessaria a una politica più espansiva.
Il governo che ha affrontato risolutamente altri aspetti della situazione economica, sulla economia reale ha un atteggiamento ragionieristico che, se protratto nel medio periodo, rischia di creare problemi aggiuntivi sia sul piano della produzione e dell’occupazione che sul piano della stessa tenuta dei conti pubblici.
Sarebbe il caso di ricordare che i fattori di debolezza che i mercati imputano al nostro Paese sono due: il rapporto troppo elevato fra debito e PIL e la modestia delle previsioni di crescita per i prossimi anni.
Il debito in valore assoluto non ha, invece, alcun significato e non influenza né gli osservatori indipendenti, né la speculazione, né le agenzie di rating.

agenzie di rating.La dichiarazione del Presidente del Consiglio “Vedo avvicinarsi per l’Italia l’uscita dal tunnel” ha suscitato  scetticismo sia nell’opinione pubblica che fra i partiti e tra le Organizzazioni sindacali.
Né è apparsa più convincente una analoga affermazione del Ministro dello Sviluppo Corrado Passera.
Poi, però, sono arrivate le comunicazioni di Moody’s e di Fitch che considerano probabile che il nostro paese riesca ad uscire dalla crisi entro il 2013. E, quindi, le previsioni di Monti e di Passera sono apparse molto più meditate di quanto si potesse immaginare.
Certo, le agenzie di rating non sono il Vangelo. Ma nessuno  può dubitare che ci sia una evoluzione positiva. Per la prima volta dopo anni, due delle più importanti agenzie di rating prevedono un miglioramento significativo della situazione del nostro Paese.
L’andamento delle borse e la dinamica dello spread non sono prevedibili. Però, non è difficile immaginare che il dietrofront delle agenzie potrebbe avere effetti favorevoli sull’atteggiamento della finanza internazionale fin da subito, considerato che non ha senso speculare contro un paese del quale si sa già che a breve supererà la crisi.
Anzi, si può ipotizzare che le agenzie si siano mosse perché, essendone già a conoscenza,  hanno anticipato una tendenza dei mercati. I quali, esaurita l’onda speculativa, dovrebbero cominciare a prendere atto del nuovo corso della politica e dell’economia italiana e, anche dei progressi verso una risposta più unitaria che, sia pure fra mille esitazioni e retromarce, cominciano a dare le istituzioni europee e i paesi di eurolandia. 
Nessuno, naturalmente, si aspetta che da domani le borse si producano in un rally al rialzo. Le montagne russe non appartengono al passato. Però, la tendenza di medio periodo dovrebbe volgere in senso favorevole. Il che significa che, almeno sul fronte finanziario, la luce in fondo al tunnel dovrebbe cominciare a intravedersi.

MontiVendere i beni dello Stato è certamente una delle vie più importanti per ridurre il debito. Anzi, a nostro avviso, il governo è in ritardo su questo fronte. Però, vendere i beni pubblici, dello Stato o degli enti locali, è una operazione molto delicata e molto complessa. Quindi, è normale che vi sia un acceso dibattito sugli strumenti più idonei a realizzare l’obiettivo. Che è un obiettivo difficile in quanto comporta il superamento di problemi organizzativi, burocratici, normativi e, anche, di mercato, in quanto un’offerta troppo massiccia e concentrata nel tempo potrebbe influire sui prezzi e, quindi, portare a un ricavo inferiore a quello preventivato e che è auspicabile sulla base del valore oggettivo dei beni in vendita.

Cina - Shenzen La crisi dei debiti sovrani sta ampliando progressivamente i suoi effetti recessivi a tutta l’economia mondiale. La stretta finanziaria in atto negli Stati UE, in un sistema di economia globale, non può non avere, attraverso la riduzione dei flussi commerciali, effetti su tutti i paesi industriali.
Secondo gli ultimi rilevamenti  comincia a essere colpita anche la Cina il cui governo, non a caso, era seriamente preoccupato dalla reazione burocratica della Germania alle difficoltà dei paesi deboli della zona euro.
Nel decorso mese di luglio le esportazioni del gigante asiatico hanno fatto registrare un modesto  + 1% rispetto allo stesso mese del 2011.
Certo, un dato singolo, per di più grezzo, potrebbe prestarsi a interpretazioni non meditate, in quanto non è da escludere l’influenza di fattori congiunturali. Prima di procedere a valutazioni prospettiche sarebbe bene, quindi, attendere le cifre relative ai mesi successivi.
Ma la frenata è troppo brusca per non tirare qualche conclusione, sia pure in termini di estrema provvisorietà. 

Giuliano AmatoGli estimatori di Mario Monti si chiedono da mesi per quale motivo finora il Professore si sia concentrato nella riduzione del deficit e non abbia fatto sostanzialmente nulla per aggredire il debito.
La spiegazione data in maniera apodittica dal Presidente del Consiglio, “è bene attaccare prima il deficit e poi il debito” non ha alcun valore sul piano scientifico.
In primo luogo perché il debito è, tra l’ altro,  una delle cause più significative del deficit attraverso gli interessi e, quindi, se si riduce il debito si incide indirettamente anche sul deficit.
In secondo luogo, perché l’Italia è sotto attacco proprio per il debito, che è più del doppio del limite fissato dai parametri di Maastricht, mentre il deficit annuo è fra i più bassi di Eurolandia.
La vera spiegazione l’ha data il Sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà nell’intervista al Corriere della Sera del 5 agosto scorso: “ Ma se avessimo iniziato a lavorare solo sulle dismissioni saremmo stati in grado di far accettare la riforma dell’IMU? O delle pensioni?”

ILVA TarantoÈ alta la tensione nella città di Taranto, dove la magistratura ha ordinato il sequestro di diversi reparti dell’acciaieria Ilva, una delle aziende più in vista dell’economia pugliese, e ha disposto gli arresti domiciliari per otto dirigenti ed ex dirigenti della struttura. Il tutto rientra nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, avviata e coordinata dalla procura tarantina proprio a carico dei vertici dell’Ilva: ad essere finiti sotto i sigilli sono i settori  parchi minerali, le cokerie, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. Per quanto riguarda gli arresti, questi vanno a colpire il patron Emilio Riva, presidente dell’Ilva Spa fino al maggio 2010, il figlio Nicola Riva, che gli è succeduto nella carica e si è dimesso un paio di settimane fa, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, il dirigente capo dell’area del reparto cokerie, Ivan Di Maggio, il responsabile dell’area agglomerato, Angelo Cavallo. La misura cautelare, però riguarderebbe anche altri tre dirigenti, dei quali però non si conosce ancora il nome.

sergio marchionneCon la messa fuori produzione di Idea e Musa la crisi produttiva della Fiat fa un altro passo in avanti. Dopo le mirabolanti promesse di Marchionne che aveva parlato di miliardi di investimenti e di nuovi modelli, si registrano arretramenti in tutti gli stabilimenti italiani sia sotto il profilo produttivo che occupazionale. Dei nuovi investimenti si è visto ben poco o quasi nulla. E l’occupazione continua a ridursi. Non è servita a nulla la guerra ai sindacati, l’uscita della Fiat da Confindustria, il nuovo contratto dell’auto, l’espulsione della FIOM dalle fabbriche. Certo, l’industria dell’auto è un’industria matura e tutte le società registrano riduzioni di vendite. Ma, la Fiat, in aggiunta, perde quote di mercato. Il che aggrava una situazione già difficile e incide negativamente sulla stessa produttività innescando un circolo vizioso che è molto pericoloso per l’azienda.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information