Quotidiano on line di politica, economia, cultura e informazione



Mercoledì, 5 Agosto 2020

Wisco

nicola-tranfaglia

L'OPINIONE

di Nicola Tranfaglia
Ordinario di Storia Contemporanea presso l'Università di Torino

Venti anni dopo la strage di Capaci in cui il 23 maggio 1992 persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e  i cinque agenti della scorta -  sulla base delle dichiarazioni di  alcuni collaboratori di giustizia, come Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina - con perquisizioni svolte in varie città italiane, grazie all'indagine condotta dal procuratore nisseno Sergio Lari e dal procuratore aggiunto Domenico Gozzo, sono state notificate ordinanze di custodia cautelare in carcere a otto persone già detenute. Tra i colpiti dal provvedimento ci sono Salvo Madonia, capo della cosca dei Brancaccio, determinante nella organizzazione della strage, già detenuto al carcere duro e ancora in carcere e Cosimo D'Amato, un pescatore di Santa Flavia (Palermo) finito in manette nel novembre scorso su ordine dei pubblici ministeri di Palermo e di Firenze che indagano sulle stragi mafiose del 1993. Secondo gli inquirenti D'Amato avrebbe fornito l'esplosivo (recuperandolo da residuati bellici che erano in mare) utilizzato in seguito  per gli attentati di Roma, Firenze e Milano.

Chris HuhneLo spread dell'etica e della giustizia fra Gran Bretagna e Italia è molto più elevato che quello dei titoli di Stato.
L'ultimo episodio è veramente clamoroso. Chris Huhne, ex ministro dell’Energia, liberaldemocratico, politico emergente fino a qualche anno fa, è in disgrazia per un' infrazione al codice della strada. Huhne, amante della guida sportiva e non amato dalla inflessibile polizia inglese, di fronte a una sanzione per eccesso di velocità, ha tentato di evitare il taglio dei punti della patente addebitando la violazione alla moglie. Scoperto, è stato costretto a dimettersi e ora rischia una condanna con relativo arresto per "ostruzione alla giustizia".
I nostri ministri non corrono rischi del genere. Perché usano l'auto blu e, quindi, il problema dei punti riguarderebbe, se del caso, l'autista. Perché, se colti in flagrante, cercherebbero di far annullare la contravvenzione. Perché, se multati, scaricherebbero sul finanziamento pubblico il costo della sanzione. Perché troverebbero ridicola l'idea di dimettersi, considerato che non lasciano la poltrona nemmeno di fronte a inchieste o a condanne per reati molto gravi, quali associazione mafiosa, peculato, concussione.

Terremoto_Abruzzo_2009Anche l’esito del processo celebratosi a L’Aquila, quello contro i membri della Commissione Grandi Rischi a proposito del terremoto in Abruzzo del 2009, è finito, come spesso accade, in quel meccanismo di distorsione / manipolazione della realtà, in cui spesso inciampano i mezzi di comunicazione e di informazione.
La sentenza emessa dal giudice parla chiaro: sei anni di reclusione per i componenti della Commissione Grandi Rischi, in carica nel 2009, riconosciuti colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. E in più, interdizione perpetua dai Pubblici Uffici.
Il perché di questa sentenza è da ricercare nel fatto che gli scienziati della Commissione stessa, impegnati in quel periodo in territorio aquilano, proprio per una valutazione dei probabili rischi legati allo sciame sismico che stava interessando l’Abruzzo, quella fatidica notte del 6 aprile 2009 tranquillizzarono la popolazione abruzzese, prendendosi addirittura la briga di assicurare ed escludere che vi sarebbe stato un terremoto. Non si capisce ancora per quale motivo, ma la situazione viene presentata da buona parte dai mass media in maniera poco corrispondente alla realtà.
In molti, infatti, e di questo sono complici anche i maggiori social network come Facebook, “gridano” ai quattro venti che gli scienziati della Commissione sono stati condannati ingiustamente per “non aver previsto il terremoto”. 

Josefa IdemLe Olimpiadi di Londra non porteranno all’Italia una messe di medaglie da record. In passato ci sono state edizioni molto più generose sia per il numero delle vittorie che per la qualità dei successi.
Ma, i Giochi di Londra hanno il merito di avere dato visibilità a personaggi di grande spessore non solo sul piano sportivo, ma anche sul piano etico e sociale, che possono essere di esempio per i cittadini.
Valga per tutti Josefa Idem che, a quarantotto anni, ha partecipato alla sua ottava Olimpiade e si è battuta senza risparmio fino all’ultimo metro per una medaglia di bronzo che ha perduto per soli tre decimi di secondo.
Un risultato che vale molto di più di una banale medaglia d’oro. Un risultato raggiunto con anni di duro impegno, di lavoro diuturno, di voglia di lottare e di mettersi in gioco, anche dopo avere raggiunto traguardi che le avrebbero potuto permettere di lasciare l’agonismo attivo senza alcun rimpianto.
Un impegno in uno sport nel quale non sono previsti ritorni di carattere economico, né diretti, né indiretti.

Luigi LusiÈ proprio il caso di dirlo: sullo scandalo Lusi i conti proprio non tornano, mentre, con il passare dei giorni, aumentano le indiscrezioni che mettono sempre più nei guai l’ex tesoriere della Margherita.
Il Tribunale del Riesame, nel provvedimento con cui ha confermato gli arresti domiciliari per Giovanna Petricone, moglie di Luigi Lusi, parla di altri 50 milioni di euro che mancano all’appello e “di cui non si conosce la destinazione finale”. Alla pagina 3 dell’ordinanza, infatti, si legge che “la depredazione non era di soli 12 milioni di euro, ma di circa 23, anche se mancano all’appello altri 50 milioni di euro di cui non si conosce la destinazione finale, posto che in quattro anni il patrimonio della Margherita è sceso da 88 milioni di euro a soli 15 milioni”. Nelle motivazioni dei giudici si spiega anche che Lusi all’inizio non mirava “al totale svuotamento delle casse del partito”, la cui cifra complessiva era ingentissima (appunto 88 milioni di euro, di cui 80 quale rimborso elettorale ed i rimanenti 8 quali contribuiti degli iscritti in altre voci), ma piuttosto ad una “depredazione di minore entità, più facile da attuare senza essere scoperto e solo successivamente, una volta sperimentata la tenuta del sistema predatorio, potrebbe aver deciso di andare ancora avanti nell’attività delittuosa”.

bossi e belsitoEntrambi i figli di Umberto Bossi avrebbero addebitato alla Lega, fra le altre cose, le spese dell’Università. Mentre la Procura di Milano è alle prese con il giallo su Renzo Bossi e sul diploma di laurea conseguito da lui all’Università Kristal di Tirana, infatti, spuntano fuori anche i pagamenti per le rate universitarie di Riccardo Bossi. Si tratta di versamenti relativi a un paio di rate della facoltà di Economia dell’Università dell’Insubria di Varese, frequentata dal primogenito, ora trentreenne, del senatur.
La documentazione in possesso della Procura di Milano parla di uscite di cassa dai fondi del Carroccio relative al pagamento di due rate avvenute ai primi di gennaio del 2009: la prima riguarda l’anno accademico 2007/08, per un totale di 2.723 euro, di cui 50 di mora; la seconda rata, invece, si riferisce all’anno accademico 2008/09 ed è di circa 690 euro. Il sospetto degli inquirenti e degli investigatori è, però, che tutto il corso universitario, e non solo due rate, sia stato pagato dal partito. Infatti sulla vicenda sono in corso accertamenti e analisi approfondite.

Renzo Bossi e BelsitoAlla fine è proprio quella cartelletta “The Family”, prima tenuta nascosta da Francesco Belsito nella sua cassaforte ed ora nelle mani dei magistrati, a mettere seriamente nei guai la famiglia Bossi.
Di rivelazioni importanti da quell’ormai famoso fascicolo ne sono venute fuori parecchie: eppure quella cartelletta continua a “parlare”, dando conferme a notizie, in un primo momento solo trapelate. Non ultima, quella della laurea albanese di Bossi Jr: a quanto pare, infatti, tanto il figlio del senatur, quanto Pierangelo Moscagiuro (meglio noto come Pier Mosca e come compagno dell’ex pasionaria leghista, Rosy Mauro) avrebbero conseguito un diploma di laurea in Albania, ovviamente sostenendo tutti gli esami in lingua albanese.
Inutile dire che il sospetto dei magistrati sia quello che entrambi i diplomi di laurea siano costati  fior di bigliettoni alle casse della Lega. Altrimenti, per quale motivo Renzo Bossi si sarebbe premurato di tenere il certificato di attestazione ben nascosto nella cassaforte di Belsito, piuttosto che appenderlo nel suo ufficio in Regione Lombardia? Ma, al di là di questo, tra le anomalie sulle quali le Procure di Milano e Napoli intendono fare chiarezza c’è quella della durata del corso, a quanto pare molto breve, per il figlio del senatur. 

Elicotteri FinmeccanicaL’inchiesta sull’attività di riciclaggio che sta investendo in questi giorni la Lega Nord si intreccerebbe con un’altra indagine: quella di presunte tangenti da parte di Finmeccanica, per ottenere commesse estere e per finanziare la politica italiana. Al centro di questo nuovo filone investigativo, che ieri ha portato i magistrati della Procura di Napoli a compiere perquisizioni e sequestri a Lugano, in Svizzera, vi sarebbe un affare da 51 milioni di euro. A tirare in ballo il Carroccio sarebbero state le dichiarazioni dell’ex capo delle relazioni esterne di Finmeccanica, Lorenzo Borgogni, più volte sentito come teste dai magistrati che coordinano l’inchiesta sugli appalti di Finmeccanica.

Palazzo della CassazioneLa sentenza è di quelle destinate a far discutere: e non a caso in molti, fronte cattolico in primis, sono subito passati all’attacco. La legislazione attuale non permette loro di contrarre matrimonio, ma tuttavia riconosce alle coppie gay il “diritto alla vita familiare”: in altre parole, due persone dello stesso sesso non possono sposarsi, come avviene regolarmente per tutte le persone eterosessuali, ma possono far valere, anche dinanzi ad un giudice (qualora dovesse esserci la necessità), gli stessi diritti riservati ad una coppia coniugata, formata da marito e moglie.  

I due marò italiani

La Corte del Kerala davanti alla quale si tiene il processo ai marò italiani arrestati ha rinviato al 19 marzo la discussione in merito alla giurisdizione relativa al caso.
La Corte ha anche deciso di non autorizzare la partenza della petroliera fino a quando non saranno note le risultanze della perizia balistica sulle armi. Se dovesse risultare che le armi sono state manomesse sarebbe necessario tornare a bordo per ulteriori indagini.
Rimane, quindi, impregiudicato il nodo di partenza, se debbano essere le autorità italiane o quelle indiane a giudicare i due fucilieri di marina.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information