Moderati e Riformisti

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Domenica, 30 Agosto 2015
 PAPA BERGOGLIO: CACCIARE I MIGRANTI È GUERRA, SI CHIAMA VIOLENZA, SI CHIAMA UCCIDERE

PAPA BERGOGLIO: CACCIARE I MIGRANTI È GUERRA, SI CHIAMA VIOLENZA, SI CHIAMA UCCIDERE

Matteo Salvini si considera l'ombelico del mondo. Appena il Papa ha parlato di migranti si è...

DIREZIONE PD: RENZI RICONOSCE IL DEBITO DELL’ITALIA VERSO IL SUD. ORA BISOGNA PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI

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La riunione della Direzione del Partito Democratico sul Mezzogiorno non poteva, ovviamente,...

OPZIONE DONNA. BOERI RIBADISCE L’ORIENTAMENTO FAVOREVOLE DELL’INPS. OSTACOLI INGIUSTIFICATI DAL MINISTERO DELL’ECONOMIA.

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Torna in primo piano la vicenda kafkiana di Opzione donna. Come è noto c’è una legge, la 243...

PEREQUAZIONE PENSIONI, SERVE UNA MASSICCIA MOBILITAZIONE DI TUTTA LA CATEGORIA

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Il 20 luglio è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del D.L. n. 65...

GIORGIO BENVENUTO: AL GOVERNO SI CHIEDE UNA SVOLTA CORAGGIOSA, REALISTICA, INNOVATIVA  NELLA POLITICA FISCALE

GIORGIO BENVENUTO: AL GOVERNO SI CHIEDE UNA SVOLTA CORAGGIOSA, REALISTICA, INNOVATIVA NELLA POLITICA FISCALE

Giorgio Benvenuto Matteo Renzi, ancora una volta si dimostra uno scaltro e abile comunicatore,...

SVIMEZ, NELLO FORMISANO (ITALIA DEI VALORI): GOVERNATORI SUD INCALZINO GOVERNO

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“Il rapporto Svimez contiene dati allarmanti ed avvilenti per il Mezzogiorno d’Italia. Il fatto...

LA RIFORMA COSTITUZIONALE RIMANDATA A SETTEMBRE. PROBABILI MODIFICHE: SENATO ELETTIVO E COMPETENZE RAFFORZATE

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La riforma costituzionale  slitta ufficialmente a settembre. Secondo ambienti vicini a palazzo...

  • LEGGE DI STABILITÀ : AUSPICABILE MAGGIORE ATTENZIONE AL LAVORO. LA STAFFETTA GENERAZIONALE PUÒ ESSERE LA MISURA CHIAVE PER RILANCIARE LO SVILUPPO

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  • PENSIONI, ALLO STUDIO MODIFICHE DELLA LEGGE FORNERO. RENZI AVVII LA STAFFETTA GENERAZIONALE, RENDA FLESSIBILE L'USCITA DAL LAVORO E ROTTAMI I SUPERBUROCRATI

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  •  PAPA BERGOGLIO: CACCIARE I MIGRANTI È GUERRA, SI CHIAMA VIOLENZA, SI CHIAMA UCCIDERE

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  • DIREZIONE PD: RENZI RICONOSCE IL DEBITO DELL’ITALIA VERSO IL SUD. ORA BISOGNA PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI

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  • OPZIONE DONNA. BOERI RIBADISCE L’ORIENTAMENTO FAVOREVOLE DELL’INPS. OSTACOLI INGIUSTIFICATI DAL MINISTERO DELL’ECONOMIA.

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  • GIORGIO BENVENUTO: AL GOVERNO SI CHIEDE UNA SVOLTA CORAGGIOSA, REALISTICA, INNOVATIVA  NELLA POLITICA FISCALE

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EDITORIALI

GIORGIO BENVENUTO: AL GOVERNO SI CHIEDE UNA SVOLTA CORAGGIOSA, REALISTICA, INNOVATIVA NELLA POLITICA FISCALE

giorgio benvenuto

Giorgio Benvenuto

Matteo Renzi, ancora una volta si dimostra uno scaltro e abile comunicatore, con molte marce in più rispetto ai suoi avversari politici esterni ed interni.
Con la trovata shock dei 50 miliardi di tasse in meno in cinque anni, pari a tre punti di PIL, ha sbaragliato il campo. Gli interlocutori del centrodestra invece di sottolineare criticamente la genericità delle coperture alla manovra si sono abbandonati solo a recriminare la loro primogenitura.
La sinistra, invece, è caduta nella trappola; non si libera dall’etichetta di “partito delle tasse”; non riesce a dimenticare Padoa Schioppa (il Ministro dell’Economia che nell’ultimo Governo Prodi aveva affermato entusiasta che le “tasse sono bellissime”); si conferma come il partito assetato di gettito fiscale.
"È un patto con gli italiani. Abbiamo sempre detto che finalmente dopo tanti anni di immobilismo si può”. Lo dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi al Tg2.

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IL LAVORO, PRIORITÀ ASSOLUTA NELLA COSTITUZIONE E NELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA. MA LA POLITICA CINCISCHIA

 Giorgio Benvenuto

di Giorgio Benvenuto 

L’articolo 1 della Costituzione conserva intatta tutta la sua forza. Diceva Hannah Arendt: “Non c’è niente di peggio di una società fondata sul lavoro ma senza lavoro”. Il tema del lavoro negli anni del dopoguerra è stato centrale nella vita del Paese. Lo disse Riccardo Lombardi in un intervento all’Assemblea Costituente: “Non c’è nessun altro problema in questo momento, compreso quello dei salari, che sia così essenziale come quello della disoccupazione… Ora il problema dei disoccupati non si può affrontare con i metodi dell’ordinaria amministrazione, voglio dire con il metodo degli espedienti anche costosi, con il quale è stato affrontato fino ad oggi. Non può questo problema, che è anche morale oltre che politico, avere la stessa natura, lo stesso rilievo di tutti gli altri… Si sacrifichi qualunque altra cosa, si sacrifichino anche dei principi, ma il problema della disoccupazione deve essere risolto”.

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MARCHIONNE INTRODUCE LA PARTECIPAZIONE AGLI UTILI. I SINDACATI RINNOVINO LE POLITICHE RIVENDICATIVE

 Giorgio Benvenuto

di Giorgio Benvenuto

All’Hotel Sofitel Legend Le Grand Amsterdam si è tenuta la prima assemblea della FCA; vi hanno partecipato dieci azionisti. Gli interventi in italiano sono stati ammessi, ha detto il Presidente John Elkan, solo in via eccezionale, visto che per la FIAT è la prima riunione fuori dall’Italia. Elkan ha anche sottolineato che con la nascita della FCA “tutto è cambiato per sempre”.

I soci hanno impiegato meno di due ore per approvare tutti i punti all’ordine del giorno, dai conti 2014 al rinnovo del consiglio. Exor – la holding quotata dalla famiglia Agnelli – controlla FCA con il 29,19% del capitale FCA e il 44,31% dei diritti di voto; grazie al meccanismo delle deleghe era presente il 59% delle azioni ordinarie e il 68,5% circa dei diritti di voto. I soci di minoranza della Fiat Chrysler hanno bocciato la politica di remunerazione del gruppo e in particolare il superpremio assegnato a Sergio Marchionne. La votazione sui “premi per gli amministratori esecutivi” è stata infatti approvata con circa 919 milioni di voti a favore, pari all’80% circa dei diritti di voto, contro 226 milioni di voti contrari; poiché Exor controlla circa 743 milioni di voti, il numero dei favorevoli tra i soci di minoranza è pari a 176 milioni. A fine 2014 il Consiglio di Amministrazione aveva assegnato a Marchionne premi straordinari per un valore complessivo di 60 milioni di euro, parte dei quali incassabili a fine mandato.

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IL RIFORMISMO È ANCORA ATTUALE – IDEE PER UN SINDACATO NUOVO, ATTIVO, REATTIVO

Giorgio Benvenuto

di Giorgio Benvenuto

Per Bruno Buozzi il riformismo non è il “metodo”, non è il rifugio nel “quotidiano” ma è la consapevolezza di essere, sempre, nell’azione sindacale e in quella politica, ancorati ad una visione strategica.
Due esempi fra i più noti possono essere illuminanti. Il primo: Buozzi, Segretario Generale della FIOM visse i giorni drammatici della occupazione delle fabbriche, ma ad essi, senza piegarsi alle tesi massimaliste, cercò di dare un duplice sbocco positivo: uno sbocco “democratico” sul piano politico, uno sbocco “concreto” sul piano sociale con il miglioramento delle condizioni generali e retributive dei lavoratori.
Il secondo: il riformismo per Buozzi non è una politica grigia per i tempi della transizione. Tra lo scetticismo generale e senza nessun aiuto, Buozzi fa vivere e poi rivivere a Parigi la Confederazione Generale del Lavoro, di cui è divenuto Segretario Generale, quando il fascismo sta vibrando in Italia gli ultimi, decisivi colpi alla democrazia politica e alle libertà sindacali e civili.
Buozzi, insomma, dimostra che anche un riformista può affrontare con coraggio battaglie ideali mai “perdenti”; che “perdenti” non sono state poi, se è vero come è vero, che gli ideali del riformismo rimasero radicati nel cuore di tanti lavoratori prima nella resistenza al fascismo e poi nella ricostruzione del sindacato unitario.

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Blog

Ettore Nardi
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FATTI E COMMENTI

OPINIONI DEBOLI A SOSTEGNO DEL DISEGNO DI LEGGE DI RIFORMA COSTITUZIONALE

La pagina delle opinioni del Corriere della Sera diventa sempre più spesso una palestra di opinioni deboli.
Quanto più i temi sono delicati tanto più le argomentazioni esposte sono evanescenti. Qualche giorno fa’ è stata pubblicata un'opinione sulla riforma costituzionale. Opinione palesemente orientata favorevolmente al disegno di legge Boschi.
Nulla quaestio, ovviamente sui convincimenti dell'autore. Lasciano perplessi, però, le argomentazioni esposte sulle garanzie di democraticità della riforma che sono, essenzialmente due.
Primo punto: ci sono le elezioni ogni cinque anni. Argomento non molto incisivo, considerato che, solo per fare alcuni esempi, ci sono elezioni anche nella Russia di Putin, e in Cina, così come c'erano nella Cina di Mao, nella Cuba di Castro e nell’Italia del regime fascista.
Seconda argomentazione: ci sono il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, la Banca d’Italia, la BCE, l’Europa. Ci sono gli intellettuali, la cultura, l’opinione pubblica, la piazza.
Lasciamo da parte gli intellettuali e la cultura che, come l'esperienza insegna, sono quasi sempre al servizio del vincitore e la piazza che, in democrazia, è opportuno non diventi un fattore determinante,
Rimangono le Istituzioni di garanzia che, pur con qualche approssimazione, sono alcune di quelle indicate dall'autore.
Ma il problema, che l'opinione non approfondisce, è proprio che, secondo i critici, senza garanzie di carattere costituzionale e senza una legge elettorale idonea, il vincitore delle elezioni potrebbe condizionare in modo decisivo anche le elezioni delle Istituzioni poste dalla Costituzione a tutela del rispetto delle regole democratiche. Per le quali, secondo questa tesi, si dovrebbero fissare norme che ne impongano l'elezione da parte di una platea più ampia di una transeunte maggioranza parlamentare.
E' una tesi, ovviamente, che può essere discutibile e contestabile.
Che, però, ha una sua dignità logica, che va contrastata con tesi altrettanto sostenibili sul piano della logica e della coerenza argomentativa.
Ma dire che esistono anche il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale non aggiunge alcun elemento utile per approfondire la questione.
Dal più diffuso quotidiano italiano ci si può attendere un contributo più attento a un dibattito su una riforma che condizionerà la vita del nostro Paese per i prossimi venti anni.
(andrea daniro)

 

I CITTADINI LOMBARDI TRATTATI COME TERRONI. CONTRO LA LEGA LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO.

Questa volta Salvini non ha indossato una maglietta con la scritta “No al Canton Ticino” o “Abbasso le discriminazioni contro i padani”. Anzi, si è nascosto dietro il governo italiano che ha convocato l’ambasciatore della repubblica elvetica per una protesta ufficiale.
Come è noto, il presidente del Canton Ticino ha imposto ai lavoratori italiani transfrontalieri che ogni giorno dalla Lombardia vanno a lavorare in Svizzera l’obbligo di esibire il casellario giudiziario.
Una misura vessatoria adottata in palese violazione degli accordi europei sulla libera circolazione delle persone.
Più che legittima, quindi, la protesta della Farnesina.
Ma, al di là delle proteste e delle norme sulla libera circolazione, l’episodio ha un significato ben più profondo. La Lega che ha fondato le sue fortune sui pregiudizi e sugli insulti razziali e territoriali, che considera tutti i meridionali, e, ovviamente, anche gli africani e i musulmani, dei potenziali criminali, subisce ora l’affronto che i cittadini della Lombardia sono considerati dei soggetti a rischio ai quali chiedere in via preventiva e generalizzata, senza alcuna motivazione specifica, il casellario giudiziario per l’accesso in Svizzera. E lo subisce da un politico, il presidente in carica del Canton Ticino che, ovviamente, è di fede leghista.
Il che dimostra, ancora una volta, che, per quanto uno possa essere un bianco nordico al 100%  senza contaminazioni terroniche, simile agli ariani puri di una certa tradizione sepolta dalla storia, ci sarà sempre qualcuno più a nord di lui che lo considererà un terrone.
Considerazioni che, ovviamente, non esimono da una completa solidarietà ai lavoratori coinvolti che subiscono, sulla loro pelle, i disagi di una palese e ingiustificata discriminazione. lavoratori che, ne siamo certi, d'ora in poi, guarderanno con maggiore perplessità le sceneggiate di Salvini contro Roma ladrona, contro i meridionali, contro i musulmani e contro tutti i diversi che è uno dei punti forti della azione politica del leader leghista.                                                                                                            (andrea daniro)