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Lunedì, 24 Novembre 2014
IL CENTRO DEMOCRATICO: SÌ A PREPENSIONAMENTI E AD ASSUNZIONI NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO

IL CENTRO DEMOCRATICO: SÌ A PREPENSIONAMENTI E AD ASSUNZIONI NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO

La staffetta generazionale ha fatto un altro passo in avanti. Il premier Renzi e la ministra...

RENZI E MADIA PREANNUNCIANO LA STAFFETTA GENERAZIONALE. PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE È L’ORA DEL TURN OVER

RENZI E MADIA PREANNUNCIANO LA STAFFETTA GENERAZIONALE. PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE È L’ORA DEL TURN OVER

La riforma della Pubblica Amministrazione è ancora in fase di elaborazione. Dal Consiglio dei...

SCELTA EUROPEA EREDE DELLA MIGLIORE TRADIZIONE LIBERALDEMOCRATICA E CATTOLICO POPOLARE DELLA PRIMA REPUBBLICA

SCELTA EUROPEA EREDE DELLA MIGLIORE TRADIZIONE LIBERALDEMOCRATICA E CATTOLICO POPOLARE DELLA PRIMA REPUBBLICA

La lista Scelta europea è una delle novità più interessanti del panorama politico in vista delle...

STOP A COTTARELLI. NO A TAGLIO DELLE PENSIONI

STOP A COTTARELLI. NO A TAGLIO DELLE PENSIONI

Matteo Renzi ha fatto bene a liquidare il lavoro di Carlo Cottarelli come una semplice...

DISAVANZO INPS,  MANCANO I CONTRIBUTI CHE LO STATO NON HA PAGATO

DISAVANZO INPS, MANCANO I CONTRIBUTI CHE LO STATO NON HA PAGATO

L’allarme arriva sui giornali puntuale ogni 6 mesi, in una liturgia del terrore consunta e...

MODIFICARE L’ITALICUM PER AVERE UNA LEGGE ELETTORALE IN LINEA CON LA  COSTITUZIONE

MODIFICARE L’ITALICUM PER AVERE UNA LEGGE ELETTORALE IN LINEA CON LA COSTITUZIONE

Ora che i tempi della legislatura appaiono più vicini a quelli fisiologici tornano i dubbi sulla...

  • IL CENTRO DEMOCRATICO: SÌ A PREPENSIONAMENTI E AD ASSUNZIONI NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO

    IL CENTRO DEMOCRATICO: SÌ A PREPENSIONAMENTI E AD ASSUNZIONI NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO

  • RENZI E MADIA PREANNUNCIANO LA STAFFETTA GENERAZIONALE. PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE È L’ORA DEL TURN OVER

    RENZI E MADIA PREANNUNCIANO LA STAFFETTA GENERAZIONALE. PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE È L’ORA...

  • SCELTA EUROPEA EREDE DELLA MIGLIORE TRADIZIONE LIBERALDEMOCRATICA E CATTOLICO POPOLARE DELLA PRIMA REPUBBLICA

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  • STOP A COTTARELLI. NO A TAGLIO DELLE PENSIONI

    STOP A COTTARELLI. NO A TAGLIO DELLE PENSIONI

  • DISAVANZO INPS,  MANCANO I CONTRIBUTI CHE LO STATO NON HA PAGATO

    DISAVANZO INPS, MANCANO I CONTRIBUTI CHE LO STATO NON HA PAGATO

  • MODIFICARE L’ITALICUM PER AVERE UNA LEGGE ELETTORALE IN LINEA CON LA  COSTITUZIONE

    MODIFICARE L’ITALICUM PER AVERE UNA LEGGE ELETTORALE IN LINEA CON LA COSTITUZIONE

EDITORIALI

CONCERTAZIONE E APERTURA AL CONFRONTO PER IL LAVORO E PER LO SVILUPPO IN EUROPA E IN ITALIA

giorgio benvenuto

di Giorgio Benvenuto

È sempre più impervia la strada per uscire dalla crisi. Facciamo fatica. L’Italia non riesce a realizzare il cambio di passo.
L’Europa deve essere diversa. Le soluzioni “uscire dall’Euro” o “la creazione di due eurozone” sono velleitarie ed incongrue. La realizzazione dell’Europa deve andare avanti. Deve essere raggiunta una maggiore e migliore omogeneizzazione delle politiche sociali, energetiche, fiscali. Le differenze tra i sistemi fiscali, istituzionali, sociali, stanno portando al nomadismo delle imprese alla ricerca delle situazioni più vantaggiose negli Stati dell’Unione (un esempio clamoroso è il caso della Fiat).
Occorre far prevalere la cultura della solidarietà e della coesione. L’Italia deve superare ed archiviare i luoghi comuni che hanno prevalso negli ultimi anni:”lo vuole l’Europa”, “bisogna battere i pugni sul tavolo”, “occorre più Europa”.
Vanno create le condizioni dello sviluppo e va definito un progetto affinché l’Unione sia migliorata, sia coesa, sia capace di superare una fase ormai troppo lunga di ristagno e di austerità.

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BENE I PRIMI PASSI DEL GOVERNO. NECESSARI PIÙ COINVOLGIMENTO E PIÙ EQUITÀ

Giorgio Benvenuto

di Giorgio Benvenuto

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi sta modificando profonda-mente il modo di governare il nostro paese. Spariglia le carte. Le proposte si rincorrono le une dopo le altre. La sfida è lanciata per smuovere il paese dalla apatia, dalla rassegnazione, dall' immobilismo. Per anni siamo stati abituati a governi che di fatto spiegavano perché non era possibile cambiare; per anni siamo stati chiamati a sostenere sacrifici sempre più pesanti; per anni sono state promesse riforme che non hanno mai visto la luce; per anni si è parlato senza costrutto di equità, di lavoro, di sviluppo. Ora Renzi si propone per farci uscire da questa palude.  Lancia la sfida del cambia-mento. Ha chiara l’insofferenza degli italiani per la politica. Indica con efficacia i punti di crisi. Annuncia con coraggio le soluzioni indicando i tempi del cambiamento. Rivoluziona la comunicazione. Colpisce l’immaginazione. Stupisce. Vuole una rivoluzione in un rapporto diretto con i cittadini. Al pessimismo cosmico del centro-sinistra e dei governi dei tecnici contrappone un’energia quasi frenetica nel fare, nel superare gli steccati, con una tecnica comunicativa che richiama e perfeziona quella di Berlusconi all’inizio della sua avventura politica (portare le pensioni minime ad un milione di lire e realizzare un milione di nuovi posti di lavoro).

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CONTRO LA CRISI SERVE UN RIFORMISMO AL SERVIZIO DELLA CRESCITA E DELL’OCCUPAZIONE

Giorgio Benvenuto

di Giorgio Benvenuto  

Il 14 febbraio 1984 il governo presieduto dal segretario del Psi, Bettino Craxi, varò un decreto che portò al taglio di quattro punti di contingenza. L’obiettivo era quello di riportare sotto controllo un’inflazione che in Italia aveva raggiunto livelli quasi sudamericani, sfondando, qualche anno prima, addirittura la soglia psicologica (ma anche economica) del venti per cento. Quel decreto scatenò una vera e propria guerra a sinistra. Da un lato i socialisti al governo, dall’altro i comunisti all’opposizione. In mezzo, il sindacato, la Uil, la Cisl ma, soprattutto, la Cgil che più degli altri si ritrovava nell'occhio del ciclone per la posizione inflessibile assunta dal segretario generale del Pci, Enrico Berlinguer.  Al di là delle polemiche, quel decreto fu invece lo strumento attuativo di un accordo sindacale a cui una parte (l’ala comunista della Cgil) non aderì. Ma è incontestabile che il provvedimento sia stato il prodotto di un negoziato lungo, complesso, difficile, che ha determinato una divisione con indubbie conseguenze sull'evoluzione dei rapporti tra le Confederazioni. Tutta l’impalcatura unitaria che era nata con le lotte dell’Autunno Caldo (dalla Federazione Lavoratori Metalmeccanici alla Federazione Unitaria Cgil-Cisl-Uil) venne giù come un castello di carta, investita dallo tsunami degli interessi di parte, soprattutto politici. Sembrava una rottura irrimediabile. Invece, non fu un addio perché le Confederazioni, dopo aver organizzato un paio di feste del lavoro separatamente, ritrovarono le ragioni (o almeno una parte) dell'unità d'azione nelle cose da fare, negli interessi da difendere, nelle battaglie da combattere (ad esempio, quella per un fisco giusto).

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IL CASO FIAT DIMOSTRA CHE È INDISPENSABILE LA PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI

di Giorgio Benvenuto

In una intervista ad Enzo Biagi a RaiUno nel 1988 Gianni Agnelli ricordava come la Fiat avesse raggiunto sotto la sua guida tanta potenza ed un ruolo di dimensioni mondiali, grazie a suo nonno, il fondatore, e a Vittorio Valletta. Sottolineava, in quella intervista, l’Avvocato le sue relazioni internazionali: “De Gaulle, un modo di ragionare, un piglio, una maniera di esprimersi che mi colpiva. Mi intimoriva. Kennedy aveva pochi anni più di me, c’era un rapporto personale, il padre rappresentava gli Stati Uniti a Londra e lui aveva studiato alla School of Economics e come tutti i cattolici irlandesi non amava gli inglesi, ma l’Europa la conosceva e la capiva. Tito, un uomo coraggioso, con una visione di politica internazionale non comune: si batteva a Cuba prima di morire, tra i non allineati, contro le posizioni di Fidel Castro e di Gheddafi. Di Reagan colpisce il garbo e l’estrema facilità nei rapporti: sia in quelli diretti, come, attraverso il grande teleschermo, col grande pubblico”. E Giovanni Agnelli in quella intervista riconosceva, con orgoglio, che la storia della Fiat è quella della motorizzazione italiana.

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LA GLOBALIZZAZIONE RICHIEDE RIFORME E SEMPLIFICAZIONI

Giorgio Benvenuto

di Giorgio Benvenuto  

La globalizzazione senza regole, all’insegna di una sfrenata competitività basata sul dumping sociale, sta mettendo fuori gioco l’Europa ed in particolare l’Italia. Quando i salari nei paesi del terzo mondo sono da cinque, dieci a venti volte più bassi delle retribuzioni italiane; quando non esistono vincoli ambientali; quando vengono sistematicamente violati i diritti dei lavoratori, con particolare accanimento nei confronti dei minori e delle donne; quando non funzionano i sindacati, è inevitabile che l’attività manifatturiera si dislochi dove il lavoro costa meno per gli aspetti salariali, per le politiche fiscali, per le norme burocratiche. La globalizzazione senza regole determina disoccupazione, stagnazione, recessione. L’Italia in Europa fatica a fronteggiare la situazione. Il debito pubblico si è gonfiato nonostante gli energici interventi dei Governi Monti e Letta & Alfano. Il peso della burocrazia schiaccia inesorabilmente ogni tentativo per uscire dal pantano. Il peso delle tasse continua a crescere. Il sistema del welfare è in crisi: le pensioni vengono pagate poco e male; il sussidio ai disoccupati è incerto e modesto; il sistema sanitario non è più in grado di essere universale. La struttura delle istituzioni  è obsoleta e superata. La Costituzione disegna un’architettura statale arcaica e quindi inadeguata per affrontare in tempi rapidi la nuova situazione economica e sociale creata dalla finanziarizzazione e dal mercato. Abbiamo perso venti anni.

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LA LEGGE DI STABILITÀ VA CAMBIATA PER PROMUOVERE EQUITÀ E CRESCITA

giorgio benvenuto      

di Giorgio Benvenuto

La legge di stabilità varata per il triennio 2014-2016 in realtà è una legge di immobilità.
I provvedimenti previsti (simbolica riduzione della pressione fiscale, limitata al 2014; tagli estesi al welfare, pensioni, sanità, pubblico impiego; irrisori interventi per favorire gli investimenti) non sono adeguati ad una politica di rilancio dell’economia. La prospettiva è quella di una ulteriore fase di ristagno per i prossimi anni. La legge di stabilità è figlia del “pensiero corto". Si è dimenticato il passato. Si ripetono discorsi ormai superati. Non c’è la capacità di proiettarsi verso il futuro. Il processo decisionale, come ha amaramente sottolineato Valerio Selan, è paragonabile a quello del popolo delle scimmie che ogni giorno, come precisa Mowgly nel Libro della giungla di Kipling, ripete gli errori di quello precedente perché è privo di memoria,
A monte c’è l’organica incapacità di svolgere in Europa un ruolo di pari dignità con gli altri paesi. Il tetto del 3% del deficit sul PIL impedisce lo sviluppo. Altri paesi, come la Francia e la Spagna, sono stati autorizzati a superarlo; noi no. L’Italia non è credibile. Eppure siamo i terzi finanziatori dell’Unione Europea e da dodici anni versiamo di più di quello che ci viene restituito.
Il Governo Letta & Alfano si vanta di aver scritto la legge di stabilità senza che gli siano state dettate le misure. E' vero. Non ce n’era bisogno. L’Europa sapeva e sa che le conoscevano a memoria.
L’Italia è prigioniera del debito pubblico. E’ aumentato nonostante le politiche di austerità praticate negli ultimi anni. Pesante l’eredità lasciata dal Governo Monti: ha fatto lievitare il rapporto tra debito e PIL sino al massimo storico del 130 per cento.

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RIFORMARE IL FISCO E RIDURRE LE TASSE PER RIAVVIARE LO SVILUPPO

giorgio benvenuto

 di Giorgio Benvenuto

Il federalismo fiscale all’italiana è un grande pasticcio. La leggerezza, l’improvvisazione e l’opportunismo hanno determinato una politica economica, fiscale e sociale mostruosa.
L’intenzione era quella di passare da una gestione centralizzata dello Stato ad una sua articolazione con la valorizzazione delle autonomie locali responsabilizzandole nell’esercizio delle loro prerogative.
L’obiettivo era quello di razionalizzare il sistema fiscale, di semplificare le decisioni, di tagliare le spese improduttive, di riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Così non è stato. Così non è.
La riforma della Costituzione con la realizzazione della cosiddetta legislazione concorrente tra Stato e Regioni su una serie consistente di attività ha determinato il caos, l’incertezza, la paralisi. La Corte Costituzionale è impegnata in grande prevalenza a dirimere conflitti di competenza che si moltiplicano all’infinito. La conseguenza è la paralisi dell’economia. Non si conoscono gli interlocutori: per chi vuole intraprendere una qualunque attività si profila un assurdo “gioco dell’oca”. Gira e rigira si torna sempre alla casella di partenza.

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FATTI E COMMENTI

FORZA ITALIA RINNOVA L’ALLEANZA CON LA LEGA. MA MEZZO PARTITO È CONTRARIO.
Nell’ansia di fare qualcosa per uscire dal momento difficile Forza Italia rilancia l’alleanza con la Lega. Il primo passo è l’adesione alla campagna per due referendum, contro la riforma Fornero e contro la legge che ha abrogato il reato di immigrazione clandestina.
Però, la fretta non è la migliore consigliera.
I referendum prescelti suscitano perplessità: l’abrogazione della Fornero potrebbe non superare il vaglio della Corte Costituzionale perché crea un buco di bilancio e il reato di immigrazione clandestina è stato approvato con il sostanziale assenso di Forza Italia.
Ma è la stessa idea di un asse preferenziale con la Lega che suscita perplessità, soprattutto fra i parlamentari meridionali del partito, rafforzati dal successo di Raffaele Fitto, l’unico vincitore all’interno di Forza Italia alle recenti elezioni europee.
Perplessità accresciute alla luce dell’alleanza della Lega con la Le Pen, che contrasta con la presenza di Forza Italia nel Partito popolare europeo.
Il risultato è che Berlusconi non è andato all’incontro con Salvini e l’iniziativa si è trasformata in un ulteriore elemento di divisione del partito.
Appaiono sempre più probabili smottamenti di parlamentari e dirigenti periferici verso il Nuovo Centro Destra  con ulteriore indebolimento di più un partito che rischia di diventare una guardia pretoriana dell’ex Cavaliere e delle sue aziende.
 
Berneschi in carcere. L’immagine delle banche a pezzi.
L’ex Presidente di Banca Carige è stato trasferito in carcere perché dagli arresti domiciliari tentava di inquinare le prove.
Non è un buon momento per le banche, visto che non è il primo scandalo e che Berneschi era anche Vice presidente dell’ABI.
Il cui Presidente, non molto tempo fa fu costretto a dimettersi per un’altra inchiesta per fatti gravissimi che è ancora in corso.
L’art 26 della Legge bancaria dice che gli amministratori delle banche devono avere particolari requisiti di onorabilità per poter ricoprire o essere riconfermati nelle cariche societarie.
Berneschi non solo era presidente di banca CARIGE, ma era anche Vicepresidente dell’ABI.
Eleggere ai vertici della propria associazione di categoria personaggi in odore di inchieste giudiziarie devastanti è non solo eticamente sbagliato ma un vero e proprio autogol sul piano dell’immagine.
E per le banche l’immagine e la fiducia dei clienti è più importante del patrimonio di vigilanza.
Strano che i banchieri non siano consapevoli di questo principio semplice e, nel contempo, fondamentale.
 
La Lega contro la Legge Fornero. Ma l’antecedente fu lo scalone di Maroni
Il nuovo corso della Lega ha pagato in termini elettorali. Il Carroccio ha raggiunto il 6 per cento, un risultato che sembrava impensabile solo qualche mese fa, alla luce dei diamanti della Tanzania, delle mutande verdi acquistate con i fondi della regione e delle lauree albanesi.
Però, il vizio capitale rimane. Al di là degli episodi di malcostume, il partito dei padani si è sempre distinto per l’incoerenza. E sotto questo profilo non ci sono novità.
Salvini ha fatto della abolizione della Legge Fornero uno dei cavalli di battaglia della nuova Lega. Una battaglia meritoria, ma sospetta per un partito che, con Maroni al Lavoro, si era inventato lo “scalone” in virtù del quale in una notte i termini per andare in pensione si allungavano di tre anni.
Se la legge non fosse stata abrogata dal governo Prodi avremmo avuto gli esodati con alcuni anni di anticipo
Criticare la Fornero che è il minimo per chiunque consideri i disastri che la ministra torinese ha combinato.
Ma, un po’ di autocritica e una spiegazione logica di una giravolta di 180 gradi sarebbero necessarie per essere credibili di fronte agli elettori.
 
Renzi: il lavoro è la madre di tutte le battaglie
Tutti, anche i suoi avversari, hanno sempre riconosciuto che Renzi sapeva perdere. Lo ha dimostrato dopo la sconfitta alle primarie contro Bersani del 2012, una sconfitta sulla quale ha costruito la vittoria a mani basse del 2013.
Ora sta dimostrando, anche di saper vincere. I toni bassi, il senso della misura, la consapevolezza che quel 41 per cento è una scommessa sul futuro dimostrano che il Presidente del Consiglio è consapevole che il successo è una grande opportunità ma comporta  anche grandi responsabilità di fronte agli italiani.
Anche la scelta dei temi è quella giusta. Mettere il lavoro al centro della politica è una scelta strategica che dimostra che Renzi ha compreso quali sono i problemi prioritari che i cittadini gli chiedono di affrontare.
Ovviamente, questo non basta. I politici non possono limitarsi a fare le analisi. Devono trovare le soluzioni.
Ma, fare una analisi corretta è già un inizio significativo.
Per il lavoro si può fare molto, anche perché negli ultimi anni non è stato fatto niente. Speriamo di vedere a breve qualche primo provvedimento concreto.
 
Grillo non si dimette. Il simbolo rimane sua proprietà esclusiva
Grillo non si dimette. Dopo le fanfaronate della campagna elettorale nella quale aveva preso l’impegno di lasciare se il Movimento fosse uscito sconfitto dalle elezioni il comico genovese ha cambiato idea.
Decisione legittima, ma contrastante con la trasparenza dei rapporti con gli elettori che Grillo sbandiera in continuazione come la stella polare dei 5  Stelle.
È singolare la motivazione. Grillo non avrebbe cariche e, quindi, non potrebbe dimettersi da nulla. Per sostenere una tesi del genere hanno scomodato, perfino, uno storico.
Ovviamente, la verità è un’altra. Grillo non ha cariche perché non ne ha bisogno. Il Movimento, dietro la finzione dell’”uno vale uno” è il suo partito personale. 
Grillo è il proprietario del simbolo e decide a chi consentirne l’utilizzo ed è il proprietario del blog che è l’unico strumento di comunicazione con gli iscritti e con gli elettori. 
Sarebbe sufficiente che cedesse il simbolo agli iscritti, ai parlamentari, ai dirigenti per fare un grande passo in avanti sulla strada della democrazia. 
Un Movimento 5 Stelle che possa gestire il simbolo in autonomia e che abbia un blog separato da quello del fondatore sarebbe il primo passo per superare le contraddizioni dell’ “uno vale uno” in cui, però, c’è uno che vale più di tutti gli altri messi insieme.
 
Guerra degli OGM. Ministro contro agricoltore del Friuli

La lotta fra i fautori degli OGM e i contrari continua senza esclusione di colpi. Un agricoltore di Pordenone, dopo una sentenza favorevole della Corte di Giustizia della UE,ha deciso di avviare sui suoi terreni una semina di mais OGM della Monsanto.
Proteste di politici, esperti e associazioni che vedono negli OGM un grave pericolo per la tradizione agricola italiana.

SCOPERTA LA CAUSA DEL COLPO DELLA STREGA

Alcuni ricercatori dell’Università Cattolica di Roma avrebbero scoperto una molecola responsabile della lombalgia, del colpo della strega e di altri dolori acuti. 
La causa dei dolori sarebbe nell’invecchiamento precoce di questa molecola chiamata “NF –kB” che, soprattutto in soggetti molto sedentari, avrebbe inizio già a partire dai 30 anni.
Ipotizzata anche una cura volta ad attenuare, se non ad eliminare, i malanni. Spegnendo con un farmaco sperimentale la molecola, si potrebbe rallentare la degenerazione dei dischi intervertebrali e, quindi, l’insorgere della patologia.

I dietisti italiani contro la dieta Dukan

I dietisti italiani sono perplessi sull’efficacia delle diete sbilanciate che, a quanto pare, sono molto seguite in primavera.
In particolare, i dietisti contestano la celebre “dieta Dukan” che sarebbe basata su percorsi iperproteici e provocherebbe un veloce dimagrimento, ma anche un vistoso aumento di peso appena viene sospesa.
La raccomandazione che è uscita dal 24° Congresso della Associazione nazionale dietisti è di evitare il “fai da te”, affidarsi agli esperti e puntare soprattutto su comportamenti alimentari e di vita salutari e stabili nel tempo.

Si potranno acquistare anche nei supermercati 230 farmaci.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un elenco di duecentotrenta farmaci di fascia che potranno essere venduti senza ricetta medica nelle parafarmacie e nei supermercati. Questi esercizi dovranno avere una serie di requisiti, fra i quali la presenza di un farmacista per tutta la durata dell’apertura.
Positiva la valutazione dell’Ordine dei Farmacisti. Negativi, invece, i commenti delle Coop e delle Associazioni dei Consumatori secondo i quali il provvedimento è minimalista e non porterà alcun avvio di liberalizzazione nel settore.

UNA MOLECOLA CONTRO IL DOLORE

È in fase di sperimentazione in  Francia un analgesico naturale  che avrebbe gli stessi effetti della morfina nella lotta al dolore, senza effetti collaterali. 
È una molecola che proteggerebbe  le encefaline, neurotrasmettitori della famiglia delle endorfine, e permetterebbe  così di prolungare l’effetto analgesico che queste hanno e che, invece, fino ad oggi, dura appena qualche secondo.
Il processo di sperimentazione, però, è ancora lungo. Il nuovo prodotto dovrebbe essere commercializzato entro il 2017

La Corte Costituzionale contro le banche per l’anatocismo

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma inserita nel decreto legge mille proroghe che stabiliva che il termine di dieci anni per avviare una vertenza contro le banche per l’anatocismo scattava dalla data dell’addebito illegittimo e non dalla data della chiusura del conto come era stabilito prima. Quindi, i clienti interessati possono riavviare le vertenze contro le aziende di credito bloccate dalla norma cassata.